Il Governo bernese vuole una revisione della legge cantonale sulle Chiese nazionali, vecchia di 70 anni, e propone rapporti meno stretti fra le tre comunità (cattolica, riformata e cattolica-cristiana) e lo Stato, in cambio della concessione di maggiore autonomia. Una separazione completa non viene presa in considerazione, stando al rapporto: tre bernesi su quattro appartengono ancora a una delle tre Chiese, anche se la partecipazione alle celebrazioni non è più quella di una volta.
La proposta si basa su uno studio del 2014, secondo il quale la normativa in vigore non è più al passo con i tempi e che raccomanda un partenariato anche con altre fedi, più piccole e, in parte, nuove.
Il punto più controverso della riforma preconizzata riguarda i flussi di denaro: l'Esecutivo riconosce che "il contributo delle Chiese vale i soldi che ricevono" dalle casse pubbliche. Vuole però che siano loro i datori di lavoro dei rispettivi pastori, oggi dipendenti del cantone, studiando un nuovo metodo di finanziamento. La reazione su questo punto è stata negativa: in una conferenza stampa comune, le tre comunità hanno espresso il timore di diventare vittime della volontà della politica di attuare risparmi.
pon/ATS