La Festa della Mamma è una ricorrenza che celebra un legame universale: quello tra la mamma e i propri figli. Un rapporto che, se ci riferiamo alle società umane, è fatto di cura, protezione e gesti affettuosi.
Meglio Cardi che Mais
Serotonina 06.05.2026, 09:00
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Allargando lo sguardo al resto del mondo animale, scopriamo una realtà più complessa. In natura, infatti, esistono svariati modi di essere mamma. Ogni specie ha sviluppato strategie modellate da milioni di anni di evoluzione, che hanno tutte lo stesso obiettivo, vale a dire permettere alla generazione successiva di sopravvivere.
Dalle elefantesse che crescono i piccoli all’interno di vere e proprie famiglie allargate, alle femmine di polpo che smettono di nutrirsi pur di proteggere le uova, fino alle api e alle formiche, le cui regine si occupano unicamente di produrre le uova, per poi lasciare alle operaie la cura delle larve.
Il rischio è quello di guardare e interpretare tali comportamenti con occhi umani, tendendo a definirli buoni, cattivi, teneri o crudeli. Ma nel mondo animale contano soprattutto selezione naturale, sopravvivenza e riproduzione.

Una mamma koala con il suo cucciolo
Il caso dei koala: non è ciò che sembra
Uno dei casi più fraintesi riguarda il koala (Phascolarctos cinereus), marsupiale e simbolo australiano oggi considerato vulnerabile nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Sui social e in molti articoli circola l’idea che le femmine nutrano i piccoli con escrementi, giudicando questo modo di fare come un comportamento errato o addirittura disgustoso. Dal punto di vista umano lo è certamente, ma la spiegazione scientifica è molto diversa.
Quando il giovane koala è pronto a passare dal latte alle foglie di eucalipto, un alimento molto difficile da digerire e tossico per la maggior parte degli animali, la madre produce una sostanza chiamata pap, prodotta nell’intestino. Non si tratta di feci classiche, ma di un materiale morbido e parzialmente digerito, ricco di microbi intestinali.
Questo passaggio è fondamentale per la sopravvivenza del cucciolo. Infatti, il giovane koala non possiede ancora i microrganismi necessari per digerire l’eucalipto. Ingerendo il pap, costruisce il proprio microbiota intestinale e acquisisce la capacità di nutrirsi di una dieta altamente specializzata. Ciò che a uno sguardo umano può sembrare repellente è in realtà una strategia evolutiva che garantisce la sopravvivenza.

La forma del muso del quokka, fa sembrare questo animale sempre sorridente
Il falso mito dei quokka
Un altro protagonista delle narrazioni virali è il quokka (Setonix brachyurus), specie ritenuta vulnerabile e pertanto inserita nella Lista Rossa della IUCN. Malgrado la situazione delicata, il quokka è spesso definito “l’animale più felice del mondo” per la forma del suo muso, che sembra sempre sorridente, ma così non è.
Negli ultimi anni si è diffusa una falsa credenza su questi animali: le madri lancerebbero volontariamente i propri piccoli contro i predatori per salvarsi. Una storia tipicamente “acchiappalike”, ma scientificamente imprecisa.
Gli studi indicano infatti che i quokka non lanciano i loro cuccioli, ma, in condizioni di forte stress, i muscoli del marsupio si rilassano e possono causare la caduta involontaria del piccolo mentre fuggono da un predatore. La presenza del cucciolo a terra può attirare l’attenzione del predatore, offrendo alla madre una possibilità di fuga. Una versione sensibilmente diversa e lontana dall’immagine del quokka che compie un gesto deliberato. In altre parole: non è un sacrificio nel senso umano del termine, ma una risposta istintiva a una minaccia.
Sul web si tende a trasformare gli animali in personaggi proiettando sulle altre specie le nostre emozioni, ma la natura è diversa. La femmina di koala non è una madre disgustosa e la femmina di quokka non è una madre crudele. Sono entrambe espressioni di strategie evolutive che aumentano le probabilità di sopravvivenza e il successo riproduttivo della specie.









