Il settore apistico sta affrontando sfide sempre più complesse, tra fattori ambientali, economici e sanitari. I cambiamenti climatici incidono sulla fioritura e sulla disponibilità di nettare, riducendo la produzione di miele. La scarsa fioritura del tiglio, ad esempio, lo scorso anno ha determinato una flessione notevolissima della produzione a sud delle alpi.
L’aumento dell’inquinamento e l’uso di pesticidi inoltre mettono a rischio la salute delle api, causando un declino delle colonie e compromettendo l’impollinazione. La diffusione di malattie e parassiti, come la Varroa destructor, o di predatori, come la vespa velutina che è già presente a nord delle alpi, continuano a rappresentare una minaccia per gli alveari. Sul piano economico, la concorrenza di miele importato a basso costo e la difficoltà di garantire standard di qualità elevati mettono sotto pressione il settore. Gli apicoltori devono investire in pratiche sostenibili e certificazioni per mantenere la fiducia dei consumatori, ma questi sforzi richiedono risorse e supporto adeguato.
Nonostante le difficoltà, il mondo dell’apicoltura continua a resistere, con iniziative volte alla tutela delle api e alla promozione di una produzione più sostenibile, come è il caso del Marchio di Qualità del miele moesano.
L’impegno per la salvaguardia di questi preziosi impollinatori rimane cruciale per il futuro dell’ecosistema e dell’agricoltura. Ne parliamo con Giovanni Randelli, Presidente della Società apicoltori del Moesano.
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