Gli sforzi in atto in Svizzera da 15 anni per fare in modo che i beneficiari dell’invalidità possano tornare a lavorare hanno permesso all’assicurazione (AI) di risparmiare miliardi. Si parla di centinaia di milioni all’anno. A far da contraltare all’aspetto positivo c’è però il fatto che lo stesso programma ha portato al limite delle capacità il personale che deve gestirlo.
"Che il risparmio sulle pensioni d'invalidità rappresenti una somma così alta sorprende anche noi", sottolinea Florian Steinbacher, il presidente della Conferenza nazionale degli uffici cantonali dell'AI che per la prima volta ha quantificato la riduzione delle uscite ottenuta grazie ai programmi di reintegrazione nel mercato del lavoro. In media, dal 2004, si tratta di oltre 750 milioni di franchi all’anno. Il totale nel 2016 si aggirava dunque attorno ai 10 miliardi di franchi. Una cifra considerevole che uno studio esterno dell'Università di San Gallo ritiene perfino sottostimata.
Rallegrandosi per il dato finanziario emerso recentemente, presidente della Conferenza che è direttore dell’Ufficio AI per gli assicurati residenti all’estero, sottolinea la carenza cronica di personale in molti centri. La situazione è tale che gli stessi progetti di reintegrazione ne risentono. Da qui la richiesta di potenziamento presentata dall’organismo che sarà discussa della competente commissione del Consiglio degli Stati .
"Dal 2013 vige un blocco delle assunzioni, le richieste sono però aumentate del 30 percento", nota Florian Steinbacher, confidando che l’istanza venga accolta in vista della revisione della legge sull’AI per migliorare ulteriormente il servizio.