La SUVA ha parlato per la prima volta pubblicamente, martedì sera, a Bellinzona, scusandosi per le modalità di comunicazione con cui ha trattato il tema amianto. All’incontro hanno partecipato attuali ed ex collaboratori delle Officine FFS che hanno lavorato a contatto con la sostanza senza le adeguate misure di sicurezza.
Il rischio è appunto quello del cancro al polmone: il materiale rotabile costruito prima del 1990 poteva di fatto contenere questo materiale che, nel 2012, costrinse le Officine a fermare i lavori di risanamento di 150 carrozze viaggiatori. Allora si parlò di una quindicina di operai esposti, ma la lista fornita dalle FFS alla SUVA riguarda una quarantina di collaboratori.
L’incontro su questo tema è stato anche la prima occasione in cui il direttore dell'agenzia ticinese della SUVA Roberto Dotti si è espresso sul comunicato di tre settimane fa. Al di là della forma delle comunicazioni, è necessaria una maggior trasparenza sui contenuti. "Si tratta di capire quali sono i reali bisogni" – ha commentato Dotti – "Preso atto delle problematiche emerse, adesso cercheremo delle soluzioni con tutti i partner sociali".
Amianto, parla la SUVA
Il Quotidiano 16.10.2019, 21:00