Maria João voce
Egberto Gismonti piano e chitarre
Una produzione RSI Rete Due
Differita radiofonica su Rete Due
la sera stessa, ore 23.00 – 24.00
Maria João & Egberto Gismonti
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Le affinità fra Maria João ed Egberto Gismonti sono tante e tante sono le loro differenze: ne deriva un mix, musicale ed umano, che rende appassionante il loro incontro sul palcoscenico. Le somiglianze si possono riassumere nella parola “avventura”; né la cantante, né il chitarrista-pianista si sono mai negati alcuna esplorazione dell’immenso universo costituito dall’esperienza musicale totale, e ciò naturalmente rende insufficiente per i risultati artistici di entrambi il termine “jazz”, anche se certamente lo spirito di questa musica è alla base della loro ricerca.
Più difficile è dire ciò che li rende diversi. Forse bisognerebbe sottolineare che se entrambi parlano portoghese, Maria è nata a Lisbona, mentre Egberto (nove anni prima) a Carmo, in Brasile. Un oceano li divide. Le ambizioni, le pulsioni, l’ansia d’ignoto dell’aggressivo e piccolo impero europeo si sono proiettate e acquietate, secoli fa, nell’immensa terra al di là del mare. Il Portogallo è la domanda, il Brasile la risposta. Tutto ciò non è solo un concetto intellettuale, è anche suono. La lingua dei portoghesi è secca, acida, terrosa; quella dei brasiliani è morbida, voluttuosa, liquida. La musica dei primi è tragica, teatrale, definitiva; quella degli altri è elastica, ironica, dialettica. Da una parte fado, dall’altra samba.
Poi, naturalmente, ci sono le personalità dei musicisti, che sparigliano tutto. Non solo per le altre parti del mondo che si portano dentro (la madre di Maria nasceva in Mozambico, quella di Egberto in Italia, mentre suo padre veniva dal Libano), ma per le esperienze da cui sono stati forgiati. Abbiamo scoperto Maria João, negli anni Ottanta, in un flessibilissimo duo con la pianista giapponese Aki Takase; Egberto Gismonti era già stato introdotto dai suoi fascinosi album per l’etichetta tedesca Ecm, con cui fra l’altro dava vita al trio Magico con il contrabbassista statunitense Charlie Haden e il sassofonista norvegese Jan Garbarek.
La geografia si stempera insomma nelle relazioni umane che mostrano il valore altissimo dei due interpreti, un valore che è innanzitutto incontro di emozioni. Come ha mostrato quello che è stato finora l’unico concerto fra i due, avvenuto l’anno scorso in Campania per il Ravello Festival. (CS)