Quando Eric Maddox viene inviato in Iraq nel luglio del 2003 teme si stia raschiando il fondo del barile. Prima del suo arrivo, l’Esercito americano aveva lanciato decine di raid tra gli insurrezionalisti fedeli a Saddam Hussein e l’intelligence aveva interrogato centinaia di detenuti per stanare il dittatore deposto, ma sempre invano. Cosa poteva fare di più un “interrogatore” il cui atout era la conoscenza linguistica del mandarino?

Eric Maddox
Maddox viene inviato a Tikrit, a nord di Baghdad, la città natale di Saddam, anche se ormai il commando sul terreno nutriva dubbi sulla sua reale importanza strategica. Del mazzo di carte pubblicato dagli statunitensi per scovare i papaveri del regime iracheno nessuna carta importante – secondo i vertici dell’Esercito – si trova lì. Figurarsi l’asse di picche. “Era una città molto pericolosa, ricorda Maddox, continue imboscate, tutte le guardie del corpo di Saddam provenivano da quella città… Chi comandava a Tikrit era la rete delle sue guardie del corpo”.

Eric – il primo a sinistra – con la sua immancabile camicia azzurra. Fonte: Eric Maddox
Le speranze americane di scovare Saddam dopo la caduta di Baghdad poggiavano su qualcuno che avesse tattiche e strategie nuove, anche se i capi di Maddox non nascondevano perplessità sui metodi di quel nuovo interrogatore “con la camicia blu”. “Era l’unico capo di vestiario che mi ero portato! (n.d.r.: ride di gusto)”. Maddox interroga trecento persone. Per ore e ore. Il suo metodo si basa sull’empatia. “I servizi segreti pensavano fossi pazzo… Non capivano il modo con cui conducevo gli interrogatori… Pensavano “Fa l’amicone coi prigionieri”…”

Le famose carte da gioco con gli obiettivi americani in Iraq autografate dagli esponenti del regime arrestati
Invece qualcosa cambia, i prigionieri iniziano a fidarsi di lui, a parlare, a negoziare accordi che permettessero di risalire a Saddam, di restringere il cerchio attorno all’obiettivo. Un nome circola in continuazione: “Mohammad Ibrahim”, la guardia del corpo di Saddam. Quando lo incontra Eric lo identifica “dal mento con le fossette come con John Travolta”. “Sei la guardia del corpo di Saddam”, gli dice Maddox per stanarlo e in tutta risposta di sente replicare “…e tu sei l’interrogatore con la camicia azzurra, tutti ti conoscono a Tikrit”.

Saddam Hussein il giorno dell’arresto il 13.12.2003
Il resto della storia, raccontata alla SRG SSR e racchiusa nel libro “Mission Black List #1”, è una corsa contro il tempo. A dicembre Eric deve tornare in patria, ma le ricerche di Saddam non hanno ancora dato frutto. Lui si fida della versione dei prigionieri che ha interrogato e persuade il commando a dargli fiducia. È la premessa del raid che porta i militari in una fattoria a mezz’ora d’auto da Tikrit. Qui, nascosto in una buca, viene trovato Saddam Hussein. La sua imagine con la barba incolta e i capelli arruffati fa il giro del mondo e diviene un pezzo di Storia della seconda Guerra del golfo.

Una foto di Eric Maddox al congedo dall’Esercito
Missione compiuta, può dire Eric Maddox, che oggi è un esperto di tecniche di interrogatorio e un autore di discorsi motivazionali. Non così per gli Stati Uniti per i quali la guerra in Iraq finirà formalmente e con ignominia solo nel 2011. “Credo ancora che sia stata la cosa giusta da fare – dice oggi il 42enne Eric, calibrando le parole, “Dopo l’arresto di Saddam, tutto è stato gestito così male. E sono morte così tante persone che è difficile dare un giudizio definitivo...”.