"Eravamo terrorizzati non solo dalle esplosioni ma anche dalla possibilità che il terzo componente del commando si trovasse ancora nel terminal, con un'arma automatica. Era questa la voce che girava in aeroporto. Le uniche informazioni che ci arrivavano erano quelle provenienti dai nostri telefonini e tablet. Non c'erano indicazioni ufficiali". Così Paolo Volpini, scampato agli attentati jihadisti nell'aeroporto di Bruxelles, ai microfoni della RSI.
"La nostra evacuazione dal terminal è stata caotica ed è durata 4/5 ore, non abbiamo ricevuto sufficiente assistenza. Come uscite di sicurezza sono state usate le porte di imbarco dei voli. Ma quando noi passeggeri siamo stati concentrati nel piazzale esterno, non c'è stato un sentimento di sicurezza perché eravamo senza informazioni o assistenza e persisteva il timore di subire un ulteriore attacco", sottolinea Volpini, che vive e lavora a Bruxelles, nel settore della comunicazione, da 7 anni.
Le immagini dei presunti attentatori all'aeroporto diffuse dai media belgi
"Posso dire che, sinceramente, mi aspettavo gli attentati perché eravamo già a un livello di allerta 3 su 4. Eppure il giorno degli attacchi, quando sono arrivato in treno all'aeroporto, durante il lungo tragitto dalla stazione all'imbarco, non ho incontrato nessun poliziotto o militare se non gli addetti alla sicurezza interna. Le prime forze di polizia che ho visto sono arrivate solo intorno alle 11.30".
Red. MM/M.Ang.
L'intervista integrale a Paolo Volpini di Tomas Miglierina
RSI Info 24.03.2016, 20:10
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