Beat Stocker, il secondo imputato principale nel processo che vede alla sbarra anche Pierin Vincenz, ha a sua volta respinto le accuse rivoltegli nella seconda giornata di dibattimento, oggi (mercoledì) nella sala del Volkshaus di Zurigo. Nella prima, martedì, alcuni dei difensori dei sette imputati avevano chiesto un rinvio del dibattimento, richiesta respinta dai giudici.
Secondo la procura, Stocker come l'ex CEO della Raiffeisen si sarebbe per esempio arricchito con l'acquisizione 15 anni fa di Commtrain, in cui entrambi avevano una partecipazione, da parte di Aduno, società di cui lo stesso 61enne era alla testa. In tutto i due avrebbero così incassato 3,6 milioni di franchi.
Lui ha ammesso di aver tenuto nascosto il suo investimento, ma ha sostenuto di non averlo fatto allo scopo di farlo fruttare con il passaggio di proprietà. "Avrei meno problemi se avessi informato in proposito", ha detto in aula, garantendo però nel contempo che l'acquisizione era strategicamente giustificata e sarebbe avvenuta comunque e al medesimo prezzo, indipendentemente dai suoi interessi privati.
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Nessun rinvio: prosegue il processo Vincenz
SEIDISERA 25.01.2022, 19:26
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Stocker ha seguito la linea difensiva già adottata da Vincenz la vigilia anche a proposito delle note di spesa messe a carico del datore di lavoro per visite in locali a luci rosse. Sono servite a curare rapporti di affari con dei clienti, ha dichiarato.
La deposizione di Pierin Vincenz
Interrogato dal giudice Sebastian Aeppli martedì, Vincenz aveva giustificato come professionali fatture per quasi mezzo milione di franchi, oltre la metà dei quali relative a viaggi a Dubai, New York e in Australia. Aveva invece definito "un disguido" che fosse stata Raiffeisen a pagare 3'800 franchi di riparazioni in una stanza d'albergo di Zurigo, danneggiata durante una lite con una escort, e 14'000 franchi di spese legali legate a quel caso. Quanto alle acquisizioni contestate - quella di Commtrain non è l'unica - aveva negato di aver avuto partecipazioni private in quel momento e ha negato che i soldi ricevuti da Stocker, con cui ha un debito di 6 milioni, fossero proventi delle transazioni fatte all'oscuro degli altri dirigenti. Sono serviti a scopi privati, fra i quali l'acquisto di una casa a Morcote per 2,9 milioni, ora in vendita.
Vincenz e Stocker, che hanno già passato 106 giorni in detenzione preventiva nel 2018, devono rispondere di truffa per mestiere, appropriazione indebita, falsità in documenti, amministrazione infedele e corruzione passiva. Per loro, il Ministero pubblico chiede una condanna a sei anni da scontare. Il dibattimento durerà ancora diversi giorni: ai cinque inizialmente previsti fra gennaio e febbraio, la corte ha aggiunto altre quattro udienze in marzo.