Sono utili, comodi, facili da usare: i codici QR sono ormai onnipresenti. Ma non sono privi di rischi. Dietro a questi codici a quadretti bianchi e neri, infatti, ci può essere di tutto: anche un link creato da organizzazioni criminali per farci cadere in una pericolosa trappola.
È proprio partendo da questi link che alcune persone, nella Svizzera italiana e non solo, si sono viste sottrarre centinaia o addirittura migliaia di franchi: i malviventi sono riusciti a saccheggiare i conti delle vittime tramite una serie di addebiti via Twint. E in alcuni casi hanno letteralmente svuotato i conti, lasciando solo gli spiccioli.
Ma come è possibile? Il trucco è sempre il solito: tra QR code e bugie, i truffatori ci invitano a cliccare su un link che ci porta a una pagina simile a quella della propria banca, del proprio conto Twint, della propria carta di credito, ma in realtà è gestita dai malviventi. Lì, naturalmente, dobbiamo inserire le nostre credenziali. E il gioco è fatto.
E se pensate che dietro queste truffe c’è qualche ladruncolo, o magari un giovane hacker che vuole arricchirsi stando davanti alla tastiera di un computer… beh, vi sbagliate di grosso. L’inchiesta di Patti conferma quello che ormai è un preoccupante fenomeno: la presenza di enormi reti criminali che gestiscono questi “affari”, lavorando senza sosta.
E a proposito: le cattive notizie non sono finite. Perché mentre i truffatori lavorano alacremente anche nei week end, molte banche nel fine settimana sono chiuse, e non hanno numeri di emergenza attivi per questi casi. E allora cosa potete fare se, come è successo a una consumatrice di Roveredo, vi accorgete di aver messo le chiavi per accedere al vostro conto bancario nelle mani di un truffatore… un sabato sera? Oppure a chi chiedete aiuto se una domenica mattina, come ha fatto un ticinese, dopo aver scansionato un codice QR truffaldino non riuscite più ad entrare nel vostro account Twint?