L’impresario ha nome Fallito, la primadonna Stonatrilla, ma ci sono anche Smorfiosa e Befana, Delirio e Sospiro, nella galleria di personaggi dell’opera satirica di Florian Leopold Gassmann, L’opera seria, che debuttò a Vienna nel 1769 e che ora il Teatro alla Scala riporta in scena, con la direzione di Christophe Rousset e la regia di Laurent Pelly, come nuova tappa del percorso di riscoperta delle radici del melodramma italiano. Il libretto è di Ranieri de Calzabigi, il cui nome per noi si lega più a Gluck che all’opera comica, e fornisce a Gassmann, compositore di origine boema e maestro di Salieri a Vienna, la materia per rappresentare con ferocia e gusto comico il malcostume che aveva reso ridicolo e seccante il più splendido degli spettacoli (come è definito nella prefazione all’Alceste che proprio quell’anno apre la riforma introdotta da Gluck e Calzabigi). Se quella è metaopera, nella vita reale l’opera italiana non smette tanto presto di presentare episodi adatti alla satira (o come tali raccontati), come scopriremo, dopo la cartolina che Nicola Cattò ci manda da Praga, esplorando assieme al curatore Nicola Badolato il nuovo volume dei Carteggi che raccoglie l’esigua corrispondenza fra Verdi e il talentuoso e un po’ bizzarro librettista delle sue prime opere, Temistocle Solera.
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