Ha le sembianze di una chiavetta USB, ma in realtà è una Juul, un tipo di sigaretta elettronica. Negli Stati Uniti, dove è approdata tre anni fa, spopola tra i giovanissimi, che la fumano senza dare nell’occhio pure in classe, complice la nuvola di vapore che emette, talmente piccola da dissolversi istantaneamente. Sbandierata sui social media, è una sorta di status symbol, così alla moda e di tendenza da aver nettamente scalzato la concorrenza dei vaporizzatori, detenendo i tre quarti del mercato delle sigarette elettroniche. Di che preoccuparsi, dal momento che oltre oceano alcuni liquidi contengono fino a 59 milligrammi di nicotina per millilitro, ovvero quanto un intero pacchetto di sigarette.
E in Svizzera? Nel nostro paese le Juul sono disponibili da un paio di settimane, anche se con una dose di nicotina più che dimezzata: 20 milligrammi al millilitro. Da una parte l’Ufficio federale della sanità pubblica promette di tenere gli occhi bene aperti; dall’altra la società produttrice, la Juul Labs, tranquillizza: “faremo dei controlli, non saranno vendute a minorenni”. L’azienda californiana considera queste sigarette elettroniche un mezzo per ridurre il consumo di tabacco.
Si riaccende così il dibattito sulle e-sigarette. Quanto sono dannose? Rappresentano davvero un metodo per smettere di fumare? Quanto sono più attrattive per i giovani?
Modem ne parla con:
Agostino Velotti, direttore società Rouge Soleil, marchio “Giochi di fumo”, Lugano
Jann Schumacher, presidente di Ticino Addiction, Associazione professionisti delle dipendenze
Vanni Manzocchi, medico di famiglia e consulente di tabaccologia dell’OBV di Mendrisio
Marco Jermini, direttore del Laboratorio cantonale
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