Cinema

Ugo di noi

Il 27 marzo 1975 usciva nelle sale italiane Fantozzi, di Luciano Salce, scritto e interpretato da Paolo Villaggio. Un film e un personaggio che presto sarebbero entrati nell’immaginario e nel dizionario italiani

  • 27 marzo, 08:21
  • 28 marzo, 09:47
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Di: Alessandro De Bon 

La sera del 27 marzo 1975 Paolo Villaggio attese in fondo alla sala che le luci si spegnessero. Poi, preso coraggio dal primo paio di risate, con suo figlio Piero per mano lasciò lo storico cinema Barberini nel cuore di Roma e corse in auto al Royal di via Emanuele Filiberto. Era lì, nel cinema della Roma impiegatizia che voleva vedere, ma soprattutto sentire, percepire, assaggiare la prima di Fantozzi. La prima di molte: otto mesi in sala, otto milioni di spettatori, sei miliardi di incasso. La nascita di un’altra Italia: quella allo specchio. Deformante, ma specchio.

52:24

Carta bianca - Paolo Villaggio

RSI Carta bianca 08.12.1988, 16:44

Nella primavera del ’75 il ragionier Ugo Fantozzi era già uno di noi da quattro anni, ma su carta. Fantozzi (1971) e Il secondo tragico Fantozzi (1974), editi da Rizzoli, ne avevano già fatto un successo letterario. Per diventare tutto quel che sarebbe diventato però, tra cui maschera, icona e dizionario, aveva bisogno prima di tutto di diventare immagine, persona; un “simile”, non una proiezione delegata alla fantasia di ognuno. Per staccarsi dalla letteratura e avvicinarsi all’analfabetismo (umano, sociale, politico, industriale, affettivo, etc…) aveva bisogno di un paio di mutandoni tenuti con le bretelle, di una canottiera bianca come la bandiera sventolata in faccia alla dignità, e di una dose madornale di sfiga. Aveva bisogno di un corpo, quello di Paolo Villaggio. Che dopo aver regalato il genio all’idea, l’intelligenza all’opera e il sapere alla comicità, regalò pure la faccia al ragioniere.

Che Fantozzi dovesse vivere sul grande schermo Villaggio lo pensò immediatamente dopo l’uscita - e il successo - del primo libro. Fantozzi libro è il racconto in quattro stagioni, primavera - estate - autunno - inverno, ché la sfiga è ciclica, di un amaro risveglio. Il risveglio di un’Italia fessa e balorda, vigliacca e arraffona, ignorante e abbindolata; il risveglio da un un boom economico che per i più non potrà che finire in vacca. E lui, il ragioniere quarantenne emblema della mediocrità, è il tentativo di rimanere aggrappati, pur deboli e senza armi in quella lotta ìmpari, a qualcosa che somigli anche soltanto vagamente alla dignità, alla gentilezza e alla giustizia. O quantomeno a una loro fotocopia. Fantozzi libro fa ridere, imbarazzare e dispiacere. È poesia (Fantozzi chiede l’indennità di volo), orrore (Fantozzi porta la figlia al concorso) e dramma (A lei e famiglia gli auguri di Fantozzi). Per riuscire a conquistare il cinema però ci vollero il secondo volume, tre anni più tardi, e la firma di Luciano Salce alla regia. Alla sceneggiatura, rielaborazione dei due libri, pure una delle coppie più prolifiche della storia del cinema italiano: Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi. Firma a quattro mani - tra i più di cento scritti insieme - della trilogia di Amici miei, C’era una volta in America, Bianco, rosso e Verdone e Un sacco bello. Il risultato? Un maledetto misero capolavoro, alto nel pensiero e popolare nell’azione.

La comicità di Fantozzi non ha nulla a che fare con il cinema italiano che era stato fino a quel momento e che sarà da lì in avanti. Niente della commedia all’Italiana di Monicelli, niente della commedia degli italiani di Verdone. Nei suoi capitoli Fantozzi somiglia molto di più a una puntata de I Simpson, con brandelli di Looney Toones. In Fantozzi si può morire più volte, fumare dalle orecchie, srotolarsi la lingua, nuotare in un campo di calcio e essere perseguitati da una nuvola. Il ragioniere ha più da spartire con Chi ha incastrato Roger Rabbit? che con I soliti ignoti. Con l’aggravante, o il merito, di essere tutt’altro che un cartoon: Fantozzi è la messa in scena surrealista del piano sociale inclinato, un’esasperazione centrata, un circo freak in cui il tendone è l’Italia. Il merito? Della scrittura, di Paolo Villaggio, di Paolo Villaggio (e non è una ripetizione, ma una sottolineatura) e di un cast che - ahìloro - in larga parte è rimasto per sempre Mariangela Fantozzi (Plinio Fernando), la signorina Silvani (Anna Mazzamauro) e il ragionier Filini (Gigi Reder). Liù Bosisio, intuendo che quel battesimo sarebbe potuto rivelarsi estrema unzione, ha provato a scappare passando la macumba a Milena Vukotic, ma il risultato della fuga ha soltanto prodotto due meravigliose Pine al posto di una. A “salvarsi”, ma giusto perché c’ha messo le note e non la faccia, è stato il ventiquattrenne Fabio Frizzi, autore dell’indimenticabile colonna sonora. Per scrivere la quale (sveglia e caffè, barba e bidet…), Villaggio gli diede una sola reference: Harold e Maude di Hal Ashby, con le musiche di Cat Stevens.

Fantozzi è l’iperbole del disagio, del non riuscire ad avere un posto nel mondo, benché quel posto faccia letteralmente schifo perché completamente vuoto, o pieno di nulla. È lo spassoso racconto del tentativo di una scalata sociale di tre gradini, senza rendersi nemmeno conto (o forse sì, ma così fan tutti) che quei tre gradini non salgono: scendono. È l’Odissea senza epica del viaggio di un eroe in mutande, basco e utilitaria per riuscire ad essere uno di loro, benché loro, i Calboni, nel mondo siano nessuno. Letteralmente: nessuno. Maschere, fantocci, anime in saldo. Merdacce, loro sì.

37:03

Auguri ragioniere!

Millestorie 27.03.2025, 11:05

Con Fantozzi Villaggio ha reso l’orrendo comico, reale e palese. Negli anni ’70 italiani non disturba giovani e studenti, li lascia legittimamente fare e resta con la sua generazione. Tra bus presi al volo, capodanni barati e rutti liberi traccia i confini morbidi, o meglio flaccidi, di una classe media inconsistente e arresa, avvertendo che se un cambiamento ci sarà, somiglierà a quella roba lì. Nel 1975 Villaggio intuisce e dipinge, con la mano e i colori di un Bruguel genovese, i prodromi dell’Italia berlusconiana; di quella maggioranza sorniona che tace ma smanaccia o parla ma non fa. L’Italia della tivù a colori, dei centri commerciali, di Tutto il calcio minuto per minuto e del Lato B della vita. L’Italia del “sono tutti uguali”. Sì, uguali a noi. Precisi. Ed è per questo che Fantozzi lo ami e lo odi: perché ti fa ridere e perché gli somigli.

25:25

Da Paolo Villaggio a Ugo Fantozzi

RSI Archivi 12.10.1975, 14:50

25:38

Buon compleanno, ragioniere!

Alphaville 27.03.2025, 12:35

  • Keystone
  • Marco Pagani

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