L’arresto eccellente del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, e la conseguente ondata di proteste scatenatasi in città, e in altri capoluoghi di provincia in tutta la Turchia, da parte degli oppositori politici e morali della coalizione di governo del presidente Erdoğan, fa passare in secondo piano - nell’agenda mediatica internazionale - il giro di vite di poche settimane prima verso importanti rappresentanti della comunità LGBT turca.
Il 21 febbraio scorso sono stati arrestati ad Ankara diversi attivisti di Kaos GL, una delle più antiche e grandi organizzazioni per i diritti LGBT in Turchia; tra questi il caporedattore dell’omonimo portale di notizie, il giornalista Yıldız Tar, accusato di appartenenza ad un gruppo armato, nell’ambito di un’indagine sul Congresso Democratico dei Popoli (HDK) un’organizzazione di sinistra orientata alla lotta contro le discriminazioni etniche, religiose o di genere. Era stato lo stesso presidente turco nei primi giorni dell’anno a lanciare un’anatema contro la comunità LGBT, definendo il 2025 “l’Anno della famiglia” (intesa - ça va sans dire - come la famiglia eterosessuale tradizionale). Non stupisce pertanto che, in questo clima, siano giunte indiscrezioni su un disegno di legge volto a reprimere ancora maggiormente i già compromessi diritti delle persone LGBT in Turchia.
Si tratterebbe di una legge che - sulla falsariga delle normative già in vigore in Russia o approvate di recente nell’Ungheria di Viktor Orbán - punirebbe la cosiddetta propaganda LGBT, vietando la libertà di espressione di queste persone in ogni sua forma.
Per descrivere questo stato di cose abbiamo dato voce a Kiki Cicinash, pittrice e drag queen, volto noto della comunità queer istanbuliota e abbiamo intervistato Alberto Tetta, giornalista esperto di Turchia e di movimenti LGBT.
Turchia, comunità LGBT nel mirino delle autorità
In piazza contro Erdogan
Modem 25.03.2025, 08:30
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