Il corso del Brent, dopo una breve impennata, ha chiuso al rialzo solo dello 0,48% a 84,33 dollari al barile mercoledì. Una reazione moderata all'annuncio del Cremlino, che dal primo febbraio vieterà per cinque mesi l'esportazione di petrolio ai Paesi (UE, G7 e Australia, ma anche Svizzera) che hanno adottato il "price cap", la misura che impedisce l'acquisto di greggio russo a un prezzo superiore ai 60 dollari, in aggiunta all'embargo alle operazioni via mare. Vladimir Putin si è garantito il diritto di decidere eccezioni a questo provvedimento e di introdurne uno analogo per i prodotti già raffinati, in una data ancora da stabilire.
RG 12.30 del 28.12.2022 L'intervista di Naima Chicherio con l’esperta di geopolitica di gas e idrocarburi Anna Creti
RSI Info 28.12.2022, 13:45
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Secondo gli analisti, i mercati si aspettavano la mossa di Mosca, ampiamente preannunciata, e per questo hanno reagito senza frenesia, in un contesto che vedeva comunque i prezzi già ai livelli più alti delle ultime settimane.
Sia il "price cap" - definito una mossa "debole" dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky - che la contromisura russa per gli esperti non dovrebbero stravolgere il mercato, anche se la Russia è il secondo esportatore mondiale dopo l'Arabia Saudita. Era ancora nel 2021 il secondo fornitore dell'UE, che però afferma di aver ridotto i suoi acquisti già del 90%. Dall'inizio del conflitto l'Europa ha deciso di rivolgersi sempre più ad altre fonti di approvvigionamento, come per il gas, mentre Mosca ha cercato sbocchi per i suoi prodotti in Asia e vende attualmente soprattutto a Cina e India, a prezzi inferiori a quelli del "price cap".