Successione di Viola Amherd

“La mia non è una candidatura alibi”

Intervista a Martin Pfister, il consigliere di Stato di Zugo che è uno dei due candidati del Centro per il seggio vacante in Governo

  • 18 febbraio, 05:46
  • 18 febbraio, 20:16
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Successione di Amherd, conosciamo Martin Pfister

SEIDISERA 17.02.2025, 18:00

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Di: Radiogiornale/Anna Riva 

Markus Ritter e Martin Pfister: sono i due candidati che si sono messi a disposizione - dopo una lunga serie di rinunce illustri - per il seggio della consigliera federale dimissionaria Viola Amherd. In attesa del 12 marzo, giorno dell’elezione, le prossime settimane saranno decisive per i due politici. Il secondo, in particolare, deve farsi conoscere: il responsabile del Dipartimento della sanità del canton Zugo è infatti un volto poco noto a livello federale. Anna Riva che lo ha incontrato per il Radiogiornale della RSI gli ha chiesto quindi se sia un candidato alibi e se abbia dato la proprio disponibilità solo per far sì che, dopo tante defezioni, il Centro potesse almeno presentare un ticket con due persone.

“Una candidatura per questa funzione impegna al 100%” - ha risposto il politico di Zugo - “Una candidatura alibi non avrebbe alcuna possibilità, le cose quindi non stanno così!”.

Perché allora candidarsi all’ultimo minuto, dopo molte rinunce di politici di primo piano?

“Il gruppo parlamentare del Centro deciderà il 21 febbraio chi finirà sul ticket. Se Markus Ritter e io verremo nominati, all’Assemblea federale verrà data una vera scelta. Ritter e io possiamo contare su esperienze e un vissuto molto diversi. Abbiamo personalità differenti e veniamo da due regioni differenti: io dalla Svizzera centrale, lui da quella orientale”.   

Parlando di regioni: il fatto che lei venga dal Canton Zugo, che non è più rappresentato in Consiglio federale da oltre 50 anni, è un punto a suo favore?

“Sarei contento se la Svizzera centrale tornasse in Consiglio federale. È importante che regioni diverse, come la mia o anche il Ticino, siano rappresentate in Governo. Ma alla fine è fondamentale che i consiglieri federali facciano un buon lavoro all’interno di un organo collegiale com’è l’Esecutivo federale. Le domande essenziali sono quindi: che cosa porta in dote qualcuno? Per quali valori e posizioni si batte?”

Si parla molto del presunto blocco dei quattro in Consiglio federale. Vale a dire i due PLR e i due UDC che spesso riuscirebbero a far passare la propria linea. Una logica d’opposizione è oggi già realtà in Governo? Ed è auspicabile?

“Mi dispiacerebbe se davvero ci fossero dinamiche del genere. Non va bene per il nostro Paese se le minoranze vengono sistematicamente messe all’angolo. Un Governo collegiale deve prendere sul serio tutte le opinioni e considerarle prima di decidere”.

Non si è candidata nessuna donna. Il suo partito ha già fatto i compiti proponendo diverse consigliere federali?

“Nel Centro si è instaurata una certa normalità, per così dire. Nel canton Zugo, per esempio, il mio partito ha due consigliere di Stato e un consigliere di Stato. E in Consiglio federale le ultime due consigliere federali erano, appunto, consigliere federali. Quindi non ci sarebbe nulla di straordinario se tornassimo ad avere un consigliere federale”.

Un grande tema nel Dipartimento della difesa è la cooperazione militare con la NATO. La Svizzera deve avvicinarvisi ulteriormente? E quando la neutralità è in pericolo?

“Le collaborazioni oggi sono sempre più importanti. La situazione, in termini di politica di sicurezza, sta mutando. Da tre anni in Europa è in corso una guerra. Bisogna quindi continuare a esaminare il concetto di neutralità”.

Rapporti tra Svizzera e Unione Europea. Come interpreta il contrasto tra sovranità e relazioni economiche solide?

“Relazioni stabili con l’Unione europea sono la base per il nostro benessere economico. L’Unione europea e la Svizzera sono interconnesse. Se l’UE definisce standard un certo tipo di caricatore, la nostra sovranità in quel caso sarà al massimo di natura teorica. Lo stesso vale in molte altre occasioni”.

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