La famiglia Pokerce dovrà lasciare la Svizzera e tornare in Turchia. Così hanno decretato la Segreteria di Stato della migrazione e il tribunale, che hanno detto no alla loro richiesta d’asilo. La famiglia, di origine curda, era fuggita dal proprio Paese a causa del rischio di incarcerazione del padre, accusato di aver condiviso sui social una vignetta ritenuta offensiva nei confronti del presidente Erdogan.
I due figli maggiori, Zelal e Yekta, sono ormai privi di permessi di soggiorno e, essendo maggiorenni, non possono né continuare a studiare né lavorare.
Mercoledì Zelal, di 20 anni, e Yekta, di 19, si sono recati a Bellinzona per consegnare una petizione promossa dai loro amici. La petizione, che ha raccolto 1’700 firme, è stata presentata al Governo con la speranza che possa intervenire e permettere loro di finire la formazione.
“Fa sentire veramente bene sapere che ci sono tantissime persone che ti supportano”, ha spiegato Zelal ai microfoni del Quotidiano. “Non ci lasciano da soli”. “La corte europea dei diritti umani ci ha detto di no”, ha continuato Zelal. “Non ci aspettavamo una cosa del genere, è stato deludente. Ci siamo sentiti male, però siamo ripartiti”.
Per i fratelli Pokerce resta solo l’istanza per i casi di rigore, concesso a chi rischia la vita. Ma così i destini di questa famiglia si separeranno.