Arte

Le impronte di Niele Toroni riconducono a casa

Al Museo Casa Rusca di Locarno, dal 16 marzo al 17 agosto, la grande retrospettiva dell’artista muraltese Niele Toroni, ripercorre oltre 60 anni di carriera dell’artista

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Niele Toroni. Impronte di pennello n. 50, dal 1959 al 2024 al Museo Casa Rusca

  • © Niele Toroni. 2025, ProLitteris, Zurich. Foto: Cosimo Filippini
Di: Raffaele Pedrazzini 

Nel tempo delle retrospettive, quella di Niele Toroni ha il merito di evitare la retorica. Curata da Bernard Marcadé, storico dell’arte e amico dell’artista, l’esposizione si presenta come una ricognizione su un’opera che, fin dagli anni Sessanta, ha scelto il carattere dell’immutabilità. Nessuna evoluzione stilistica, nessuna apertura al racconto storio-biografico, nessuna conversione narrativa. Una meccanica e rigorosissima pratica che dal lontano 1967 consiste nell’applicare su un un determinato supporto un pennello n. 50 a intervalli regolari di 30 centimetri. Null’altro. È a partire da questo enunciato che l’intero progetto prende corpo. Quello di Toroni è dunque metodo. E un metodo, per essere tale, non ha bisogno di aggiornamenti. L’artista lo impiega da quasi sessant’anni su materiali e superfici diversi (tela, muro, carta; in origine anche vetro, radiografie, spartiti musicali) e in contesti espositivi che vanno dai maggiori musei internazionali (MoMA, Centre Pompidou, per citarne alcuni) a luoghi periferici (si pensi per esempio all’opera alla Casa dell’Arte a Morterone) o transitori. Il gesto è sempre lo stesso, ma non c’è automatismo. Ogni impronta si genera in relazione allo spazio che la ospita, ogni ripetizione produce un effetto di variazione minima, spesso impercettibile, che impedisce (pare) ogni deriva seriale.

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Niele Toroni. Impronte di pennello n. 50, dal 1959 al 2024 al Museo Casa Rusca

  • © Niele Toroni. 2025, ProLitteris, Zurich. Foto: Cosimo Filippini
Le opere di Toroni devono essere affrontate per quello che sono fisicamente e non per quello che rappresentano concettualmente. Alla pittura di Toroni bisogna aprirsi, accoglierne gli spunti, accettarne le digressioni e non affrontarla con i pregiudizi di un pensiero infeudato al linguaggio, fosse anche quello dell’arte.

Bernard Marcadé

Le impronte quindi non coprono, non delimitano, ma nemmeno costruiscono forme. Attivano, piuttosto, condizioni di visibilità. E non perché ci sia un significato da cogliere, ma solo ed unicamente perché c’è qualcosa da vedere. La pittura stessa, insomma, liberata da qualsivoglia funzione rappresentativa. Già nel 1988, Toroni scriveva: «Ancora una volta, diranno che è sempre la stessa cosa e continueranno la loro abituale ricerca di novità […]», mentre in un’altra dichiara che «la ripetizione è alla base della vita, il nostro cuore batte sempre allo stesso modo e proprio il suo battito ripetitivo garantisce la vita». L’impronta produce dunque un’impeto vitale ma anche differenza, nonostante l’ortodossia della regola. E questo non solo nel senso pittorico, ma anche teorico, e qui si potrebbe tirare in ballo, negligendo l’invito di Toroni a non cercare nulla di metafisico, Gilles Deleuze e la sua Differenza e ripetizione.

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Impronte di pennello n. 50 a intervalli regolari di 30 cm, 1975 - olio su tela cerata, 204 x 140 cm. Fondazione Ghisla Art Collection

  • © Niele Toroni. 2025, ProLitteris, Zurich. Foto FOTOEARTE

In ogni caso, e tornando a Casa Rusca, quello che si è riuscito a fare qui è di evitare l’agiografia. Il percorso si articola in modo chiaro, mostrando opere datate tra il 1959 e i nostri giorni, alcune mai esposte prima. Il materiale è ampio: oltre ottanta pezzi, provenienti da collezioni private e museali, affiancati da documenti e apparati testuali utili alla lettura. Non si è scelto di privilegiare la cronologia, ma l’articolazione della pratica nel tempo. La mostra evita anche l’enfasi sull’identità. Che Toroni sia ticinese, trasferitosi a Parigi nel 1959, non è un elemento determinante. È lui stesso a prenderne le distanze: «Non ho un rapporto speciale con la Svizzera, come non ce l’ho con la Francia. Ho più che altro rapporti con alcuni esseri umani», afferma in un’intervista. La sua identità è dunque marginale, perché ciò che conta è l’adesione a una logica artistica o meglio, di «peintre, tout simplement peintre» come dice lui, che rifiuta ogni rappresentazione, anche quella dell’io.

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Ritratto di Niele Toroni, 2012

  • © Niele Toroni. 2025 ProLitteris Zurigo. Foto: Giuseppe Micciché, Premio Meret Oppenheim 2012, Ufficio federale della cultura, Berna
Ho ripetuto spesso che se il mio problema fosse stato lo spazio, avrei fatto l’architetto.

Niele Toroni

Che tutto questo venga mostrato oggi in Ticino ha un significato anche istituzionale. L’ultima retrospettiva ticinese risale al 1991, al Museo di Ascona, curata da Harald Szeemann. In oltre trent’anni, il lavoro di Toroni è cresciuto altrove. Il suo ritorno a Locarno non ha il sapore dell’omaggio, ma come lo hanno definito i più, quello del ritardo. Sébastien Peter, Direttore dei Servizi culturali della Città di Locarno ha addirittura parlato di “compito urgente”. E lo è probabilmente, soprattutto in un territorio che spesso fatica a riconoscere la propria parte contemporanea. Il lavoro di Niele Toroni, del resto, non si presta bene al marketing culturale. Non è spettacolare, e non è probabilmente nemmeno vendibile a prima vista. È fatto di tempo, di ripetizione, ma anche, se non soprattutto, di disponibilità percettiva. E richiede attenzione. Ed è forse per questo che oggi torna utile: in un’epoca dove tutto tende a mostrarsi, Niele Toroni nuota controcorrente.

È lo spettatore a fare l’opera, contrariamente al vino, che lo fa il vignaiolo, dice Toroni. Sarà. Di certo, uno potrebbe chiedersi a cosa servono oggi queste impronte. La risposta è forse però nelle opere, e nella loro ostinata resistenza al consumo visivo. Nessun trucco, nessun effetto, niente di niente, se non, pedissequa ripetizione. Materia, gesto, e superficie. E una domanda, ammesso che serva trovare risposta, vien da porsi: cos’è la pittura, quando smette di voler essere qualcosa?

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Una sala della mostra "Impronte di pennello n. 50, dal 1959 al 2024" al Museo Casa Rusca

  • © Niele Toroni. 2025, ProLitteris, Zurich. Foto Cosimo Filippini

Il progetto è arricchito da importanti collaborazioni, in particolare con il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, che per l’occasione presenterà una mostra omaggio sui rapporti tra Harald Szeemann e Niele Toroni, dal 16 marzo all’11 maggio. In concomitanza è stata pubblicata la monografia Niele Toroni. Guardare in aria (Edizioni Casagrande in coedizione con il Museo Casa Rusca). La monografia contiene due lunghe interviste del curatore Bernard Marcadé all’artista, così come una selezione di scritti di Niele Toroni datati dal 1962 ad oggi e tradotti per la prima volta in italiano.

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Niele Toroni

RSI Cultura 29.03.2025, 19:00

  • Lisa Mangili, Paride Dedini - Neo

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