Letteratura

Oulipo e Oplepo

La letteratura potenziale

  • 15.11.2023, 16:57
  • 13.12.2023, 09:25
Riunione Oulipo, 1975

Riunione Oulipo, 1975

Di: Joshua Babic 

Questo testo parla dell’Oplepo, un gruppo composto da persone che fanno letteratura usando regole come quella che ho usato per comporre la presente frase. Per chi non l’avesse notato, la frase precedente non contiene la lettera ‘i’. Il termine tecnico è ‘lipogramma’, cioè un testo in cui vengono omesse tutte le parole che contengono una determinata lettera.

L’Oplepo, fondato da Raffaele Aragona, Ruggero Campagnoli e Domenico D’Oria, nasce nel 1990 sul modello dell’omologo francese, l’Oulipo, fondato a Parigi nel 1960 e di cui fanno parte autori come Raymond Queneau, George Perec e Italo Calvino. Dico ‘fanno’ anziché ‘fecero’ o ‘facevano’ perché l’appartenenza all’Oulipo è perpetua: una volta entrati non se ne può uscire se non a condizione di “suicidarsi” davanti a un notaio. La clausola, inventata probabilmente da Queneau, è stata sottoscritta anche dai membri dell’Oplepo.

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Italo Calvino a Parigi

Laser 05.10.2023, 09:00

  • Alessandro Bertellotti

Oplepo è l’acronimo di “Opificio di Letteratura Potenziale”. Gli oplepiani infatti (così come gli oulipiani) mettono l’accento sulla possibilità, sull’esplorazione e sulla sperimentazione. Come si legge sul sito internet ufficiale dell’Oplepo, «L’opificio è una fabbrica di strutture, di metodi, dei quali interessa dimostrare la potenziale capacità di produrre altri testi». Lo strumento di esplorazione prediletto è la regola (la contrainte in francese), cioè un procedimento, un principio ben definito e preciso, spesso ispirato alla matematica e alle scienze esatte, per mezzo del quale è possibile generare in maniera cosciente e controllata un testo letterario.

La letteratura potenziale si divide tra una parte analitica, che consiste nella ricerca di regole già teorizzate o messe in pratica da autori senza che quest’ultimi ne fossero davvero consapevoli (i cosiddetti “plagiari per anticipazione”), e una parte sintetica che incarna la missione principale, cioè quella di esplorare possibilità sconosciute concependo regole nuove. Per diventare membro dell’Oplepo è infatti necessario proporre una regola mai usata prima.

Le regole si possono applicare a una parola singola, a una frase o a un testo intero. Un esempio celebre di regola che si può applicare a singole parole è l’anagramma. Si tratta di un procedimento che consiste nella permutazione delle lettere che compongono una parola così da ottenere un’altra parola. Ad esempio, l’anagramma di ‘isola’ è ‘asilo’. Un’altra regola che si può applicare a una singola parola è il palindromo, vale a dire una parola che letta in senso inverso (cioè da destra a sinistra) risulta identica a sé stessa. ‘Otto’, ‘radar’, ‘ingegni’ sono tutte parole palindrome.

Il palindromo, l’anagramma, e altre regole applicabili a parole singole possono essere applicate anche ad espressioni complesse, frasi, o addirittura a racconti e romanzi. Per esempio, uno degli anagrammi più belli di sempre in lingua italiana è quello di ‘bibliotecario’: ‘beato coi libri’. Una frase palindroma, invece, è il grande classico ‘i topi non avevano nipoti’. Georges Perec ha scritto un racconto palindromico dal titolo Le grand palindrome lungo più di 5000 caratteri (circa 1200 parole). In italiano, il dermatologo imperiese Giuseppe Varaldo ha scritto un racconto palindromico, la cui lunghezza è di circa 4500 caratteri, dal titolo 11 luglio 1982, dedicato alla vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 1982. Ma il record assoluto è del triestino Gabriele De Simon che con il suo Vangelo palindromico è riuscito a produrre un racconto palindromico di poco più di 6000 caratteri.

Una caratteristica quasi essenziale della letteratura potenziale è il continuo rimando, all’interno di un testo scritto seguendo una contrainte, alla regola stessa. Celebre in questo senso è il romanzo di George Perec La Disparition, apparso nel 1969, un romanzo lipogrammatico che non contiene nessuna occorrenza della lettera ‘e’ (la lettera più comune della lingua francese) e che parla, per l’appunto, della misteriosa scomparsa della quinta lettera dell’alfabeto.

Ma non esistono solo regole “dure” come il lipogramma, il palindromo, ecc., esistono anche regole più “morbide” che danno più libertà all’autore e che, forse, permettono di produrre testi più piacevoli o magari semplicemente più fruibili. È il caso di una delle opere più famose di Raymond Queneau, Esercizi di Stile, uscito nel 1947, nel quale la regola consiste nel descrivere la stessa banalissima scena in 99 maniere diverse, variando stili, registri, generi letterari - un capolavoro della letteratura moderna tradotto in più di 30 lingue tra cui lo svizzero tedesco.

La letteratura potenziale, che sia oplepiana, oulipiana, catalana (c’è infatti una “ambasciata oulipiana” a Barcellona) o altro, è viva e vegeta. Continua a operare nel campo della letteratura (basti pensare che l’ultima plaquette pubblicata dall’ Oplepo risale al 2021) ma si è anche estesa ad altri rami artistici (c’è per esempio l’Operpo, fondato da Paolo Albani, dedicato alla performance d’arte, oppure l’Oupeinpo, nato nel 1980 per portare i principi della letteratura potenziale nelle arti visive). Tutto ciò senza mai perdere, come ha scritto Calvino, quel «divertimento», quella «acrobazia dell’intelligenza e dell’immaginazione» che l’hanno caratterizzata fin dal principio (Italo Calvino, Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società, Torino, Einaudi, 1980, pp. 184-191).

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