Ha ancora senso viaggiare nell’epoca del disincanto e del turismo di massa? Tutti viaggiano ormai dappertutto, le distanze si sono accorciate, i luoghi tendono sempre più ad assomigliarsi, eppure l’idea del viaggio come curiosità e scoperta non ha perso nulla quanto a impatto e fascinazione. Un viaggio del genere, tuttavia, è forse possibile in virtù di un sostanziale cambio prospettico. Operando una variazione sulle celebri parole di una poesia di Baudelaire, si potrebbe forse dire: l'unico viaggio possibile, ormai, è il viaggio al fondo del noto per trovarvi del nuovo. “Itinerari rossocrociati” nasce precisamente da questa idea del viaggio come scoperta della novità in ciò che è noto. Cosa conosciamo veramente della nostra patria? Siamo proprio sicuri di trovare in quanto ci circonda un orientamento sicuro e indiscutibile? Le quindici tappe di Itinerari rossocrociati, in compagnia di un grande conoscitore della Svizzera come Iso Camartin (scrittore e saggista, grigionese di origine ma zurighese d’adozione, cosmopolita nel senso più profondo del termine e autore del volume Schweiz apparso nella collana "I tedeschi e i loro vicini" dello C.H. Beck Verlag) si presentano come altrettanti percorsi in una Svizzera poco conosciuta, curiosa e perfino sorprendente.
Il Gottardo
Il viaggio comincia da dove tutto è cominciato, quindi dal Gottardo, per motivi storici lontani e di storia recente (l’apertura del nuovo tunnel di base). E comincia con alcune riflessioni sul significato simbolico della zona e su cosa rappresenta oggi il Gottardo. Cosa si è perso e cosa si è guadagnato col nuovo tunnel? È un Gottardo più moderno, ma forse meno mitico e… mistico.
Disentis
La giovinezza e l’infanzia, diceva Ennio Flaiano, sono il paesaggio che non abbandoniamo mai. Una "piccola patria" (e anche una piccola Babele) nel cuore delle Alpi, che però è sempre stata molto aperta nei confronti del mondo e può rappresentare un modello anche a livello europeo. È il paesaggio dell’infanzia e dell’adolescenza di Iso Camartin, che lo ha abbandonato… senza mai abbandonarlo.
Sils Maria
Qui, "dove Italia e Finlandia si sono strette in alleanza", nelle estati dal 1881 al 1888, visse Zarathustra. È il paesaggio che fa da sfondo alle grandi opere filosofiche di Friedrich Nietzsche, che hanno rivoluzionato il modo di concepire l’uomo e la vita. Letto, straletto, interpretato, male interpretato: oggi ci chiediamo quale sia in ultima analisi il nucleo del pensiero di Nietzsche che continua a parlare alla nostra sensibilità.
San Gallo- Appenzello
Nietzsche probabilmente ci avrebbe consigliato di prendere la direzione del sud, ma noi per una volta non lo ascoltiamo e ci spostiamo verso nord, nella Svizzera orientale. A San Gallo parliamo del Kloster, un tipico esempio di quanto la Svizzera sia stata parte integrante della storia culturale europea. Appenzello, invece, ci fornisce lo spunto per parlare di Robert Walser, con ogni probabilità il più grande scrittore svizzero del Novecento.
Sul lago Bodanico
Siamo nella zona di confine tra Svizzera, Austria e Germania, che significa anche confine tra la Svizzera e l’Unione Europea. E poi c’è il fiume Reno, che quando esce dal Bodanico segna il confine tra Svizzera e Germania. Se il Danubio è un fiume meticcio, il Reno invece, dai Nibelunghi in poi passando per la celebre poesia di Hölderlin, è il fiume europeo per eccellenza. Partendo dalla geografia, ci chiediamo cosa può dare la Svizzera all’Europa e cosa ne può ricevere: si può pensare al Bodanico come a una specie di… lago termale?
Zurigo (1./2)
È la prima delle due tappe a Zurigo. Città della finanza e degli “gnomi”, ma anche città dell’arte e della letteratura, “Atene sulla Limmat”, e infine città delle avanguardie. O viceversa, a seconda dei punti di vista. Cosa attrae e cosa respinge di Zurigo? È possibile pensare a quella Zurigo «seria, affidabile, stimabile, ma anche aperta, generosa e divertente, e perfino un po’ scaltra» che si augurava un grande zurighese come Gottfried Keller?
Zurigo (2./2)
Seconda tappa a Zurigo, interamente dedicata a un altro grande zurighese, Max Frisch, e al suo rapporto di odio-amore con la stessa Zurigo e con la Svizzera. Cosa rimane del magistero di Frisch a quasi trent’anni dalla morte? La Svizzera è infine riuscita ad ascoltare il suo pensiero utopico? Prendendo spunto da Frisch, parleremo anche di uno strano viaggio in… Russia.
Nella Svizzera Centrale
Il Grütli, la "via cava", la piazza di Altdorf… La "Zentralschweiz" o "Innerschweiz" è’ la meta obbligata delle gite scolastiche e dei giri turistici (con sosta e cambio a Flüelen), ma è anche la zona “fondante” della Svizzera, nel senso che tutto è nato qui, in questo paesaggio e tra queste montagne e laghi. Ed è qui che si possono comprendere taluni atavismi elvetici e la necessità di convivere in maniera critica e insieme rilassata col proprio passato mitico.
Seeland e "Röstigraben"
Oggi ci troviamo nel "Seeland", la zona dei laghi di Neuchâtel, Bienne e Morat, e nelle vicinanze del cosiddetto Röstigraben. Siamo quindi sul confine linguistico tra tedesco e francese, e prendiamo spunto da questa circostanza per parlare del plurilinguismo elvetico. È senza dubbio una grande chance, ma viene sempre sfruttata adeguatamente? Oppure a volte si ha la tendenza a utilizzarlo come alibi per la mancanza di dialogo tra le varie regioni della Svizzera?
Basilea
A Basilea l’aria è dolce e leggera, e il cielo è azzurro, dice l’inno della città scritto nei primi decenni dell’Ottocento da Johann Peter Hebel. Ma parlare di Basilea significa anche parlare di Erasmo, della Riforma e dell’umanesimo, e significa parlare del fatto che la città sul Reno è stata una delle grandi capitali della cultura europea. Un esempio di quanto la Svizzera sappia e possa essere europea nel senso più ampio del termine.
Ginevra
Tra le capitali della Riforma, oltre a Basilea, è ovviamente da ricordare anche Ginevra. Ma non solo: Ginevra è anche il luogo che segna la nascita di quel rapporto tra etica protestante e spirito del capitalismo che Max Weber ha poi studiato a fondo in un celeberrimo saggio. Il capitalismo è ormai diventato l’unica forma di vita sociale, ma proprio Ginevra, città apparentemente rigida e spigolosa, fa capire che è possibile dargli anche un volto più umano.
Berna
La capitale del paese è anche il luogo della prassi politica, che si concretizza in tutte quelle caratteristiche che fanno della Svizzera la Svizzera (forse non più un "caso particolare", ma comunque una nazione dalle evidenti peculiarità). Ma la capitale della prassi politica si rivela talora anche il centro della progettualità e di una nuova visione utopica del paese. È una Berna forse un po' nascosta ma estremamente vitale. E tutta da scoprire.
Nelle viscere del Gottardo
Si torna all’inizio del viaggio, nella zona del Gottardo, ma questa volta nelle viscere della montagna, dove lo scrittore argoviese Hermann Burger ha ambientato uno dei suoi romanzi più terribili, "Die künstliche Mutter" (“La madre artificiale”), del 1982. Così come Burger, anche altri scrittori svizzeri del Novecento hanno visto nel Gottardo, inteso quale luogo simbolico, una sorta di malattia tipicamente elvetica. Ma è proprio vero? E come si può guarirne?
Il Ticino
Una tappa… dalle nostre parti, vale a dire in quel Sud tanto agognato da molti viaggiatori provenienti da settentrione, che già nella Leventina, forse per troppo entusiasmo, vedevano i tratti caratteristici del Meridione. Ma forse il Sud, più che una concreta coordinata geografica, è un luogo dell’anima e una condizione dello spirito. E il Ticino, inteso come Sud della Svizzera, si rivela ricco di chance e potenzialità.
Altrove e in nessun luogo
Finisce il viaggio: è tempo di bilanci e consuntivi. E di domande. Ma la Svizzera che abbiamo visitato esiste davvero? Ed è possibile spiegare la Svizzera agli svizzeri? Ovviamente la Svizzera esiste, ma la speranza è che nel corso del viaggio si sia riusciti a scoprire una Svizzera almeno in parte nuova e ignota. Insomma, operando una variazione sulle celebri parole di Baudelaire: al fondo del noto per trovare qualcosa di nuovo…