Chi segue da vicino l’attualità conosce bene il suo volto: l’avrà visto su La7, oppure al Telegiornale alla RSI, solitamente in collegamento da una zona di guerra. Luca Steinmann, infatti, lavora da 10 anni nelle aree di conflitto di tutto il mondo come reporter indipendente. Dice di aver cominciato un po’ per caso, dopo aver lavorato a Berna e a Singapore per il Dipartimento federale degli affari esteri.
La sua carriera l’ha portato anche in Donbass, un giorno prima che iniziasse l’invasione russa nel 2022: è stato uno dei primi giornalisti occidentali ad essere presente su quel fronte. Da lì era nato un libro: “Il fronte russo. La guerra in Ucraina raccontata dall’inviato tra i soldati di Putin” (Rizzoli, 2023). Ma in questi anni Steinmann si è recato di persona su vari altri fronti, ed è proprio da tutte queste esperienze che nasce “Vite al fronte. Donbass, Libano, Siria, Nagorno Karabakh: il grande intreccio delle guerre nelle storie di chi le ha vissute” (Rizzoli, 2025).
Ciò che colpisce di questo diario di guerra è come questi conflitti non siano collegati solo sul piano geopolitico, ma anche su quello umano: Steinmann racconta di ebrei ucraini che, cercando di fuggire dalla guerra, cercano riparo in Israele, dove rimangono coinvolti nel conflitto con Hamas; racconta di palestinesi che scappano in Siria e Libano, finendo anch’essi in nuovi scenari bellici; di armeni fuggiti dalla guerra in Siria che si trasferiscono in Nagorno Karabakh e devono poi scappare nuovamente.
Tutto il libro si muove su questi due piani: quello personale, raccontato senza filtri e senza prese di posizione ideologiche, e quello geopolitico, illustrato sempre in modo semplice e preciso con lo scopo di far comprendere al lettore le dinamiche ampie dentro le quali quelle storie si muovono.
Il libro si conclude con considerazioni apparentemente amare sullo stato del mondo, ma Steinmann non è catastrofista: “C’è gente che dice che arriva la terza guerra mondiale: io la vivrei con tranquillità. Però dobbiamo renderci conto che il sistema che abbiamo sognato portasse automaticamente la democrazia e l’armonia tra i popoli del mondo era un sogno: bentornati alla realtà. E, rientrati nella realtà, viviamola bene, perché poi non cadrà per forza tutto a pezzi. Io sono ottimista”.

Un mondo a rischio
Modem 21.03.2025, 08:30
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