Ambiente

Naturalmente ispirati

La biomimetica è una potente forza per l’innovazione sostenibile e per una vera svolta epocale. Studia le idee di maggior successo della Natura negli ultimi quattro miliardi di anni e le mette al servizio dell’Umanità

  • 23 marzo, 06:43
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La bardana maggiore. La fonte di ispirazione del Velcro.

  • IMAGO/Pond5 Images
Di: Cesare Bernasconi/red. Il giardino di Albert 

Che cosa accomuna la chiusura velcro del vostro zaino con il volo di un Boeing 777 di Swiss o con l’iconico treno-proiettile giapponese Shinkansen? Ebbene, tutti possiedono una tecnologia che prende ispirazione dalla Natura. Il velcro imita i minuscoli uncini della pianta di bardana, i 777 di Swiss sono rivestiti di una pellicola che imita la pelle dello squalo e il muso aerodinamico dello Shinkansen riprende la forma del becco del martin pescatore. 

In gergo scientifico questo approccio si chiama “biomimetica”. Abbiamo menzionato soltanto tre esempi, ma potremmo elencarvi centinaia di cosiddette “invenzioni” dell’Umanità bellamente – e gratuitamente - prese a prestito da Madre Natura! In fondo, la biomimetica è un modo per prendere spunto da una ricerca di 3,8 miliardi di anni, in modo da trovare in essa elementi concreti o idee per risolvere le sfide e adeguare le nostre azioni.

Ci sono sostanzialmente due modi per trarre ispirazione: l’imitazione diretta pura e semplice oppure la reinterpretazione o l’adattamento di un processo chimico, fisico o biologico come soluzione a un problema. L’idea di osservare e imitare la Natura non è di certo una novità. Pensiamo all’architettura di Gaudì, alle macchine “volanti” di Leonardo da Vinci o alle ciaspole delle popolazioni Inuit prese a prestito dalle zampe della lepre artica.

Dal Paleolitico in avanti è stato un susseguirsi di tecnologie ispirate da quanto la Natura offre. Perché nessuno – a ben vedere – riesce a battere la Natura in efficienza, parsimonia e sostenibilità. Tutte qualità che oggi hanno preso un’importanza e un’urgenza senza paragoni nella storia umana. Le sfide legate alla gestione e soprattutto alla disponibilità delle risorse, l’esigenza di limitare gli effetti nefasti dello sviluppo industriale e la necessità economica di ottimizzare i processi produttivi e logistici – tanto per citare alcune tra le priorità alle quali siamo confrontati – hanno prepotentemente rimesso la biomimetica sotto i riflettori. Ciò che per secoli non aveva una vera e propria denominazione, oggi è diventata una disciplina dai contorni e dai connotati precisi ma anche in costante evoluzione. Sembra quasi paradossale che la biomimetica sia spesso associata a termini come “invenzione”, “innovazione”, “high-tech”: il che parrebbe dar credito in gran parte al genio umano in grado di generare oggetti, tecnologie e soluzioni mai visti prima. Un antropocentrismo colto in flagrante superbia, dal momento che la biomimetica si rifà a processi e strategie vecchi di milioni di anni. La vera innovazione, a dirla tutta, sta nell’ammetterlo senza sentirsi defraudati di una buona parte del merito. Già, perché ci vuole talento nel saper osservare il mondo naturale e cogliere in esso quanto è più rilevante per noi.

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Ispirati dalla natura

Il giardino di Albert 11.01.2025, 17:00

  • ©TV ONLY – LA BELLE SOCIETE – 2019

La novità sta proprio nell’aver ripreso coscienza del ruolo centrale della Natura nelle nostre vite. Natura da godersi nel tempo libero, certo, ma soprattutto da prendere come modello per elaborare dei cambi di paradigma. Nei secoli recenti ci siamo rifatti al pensiero newtoniano per isolare la natura, analizzarla e riorganizzarla in nuove configurazioni più adatte alla nostra specie. Ma così facendo abbiamo sconvolto gli ecosistemi e abbiamo costruito partendo dall’ingenuo presupposto che la natura tornerà al suo stato originale una volta sfruttata e stravolta. 

Oggi sempre più attori economici, scientifici, politici e industriali pensano che sia giunta l’ora di fare evolvere il nostro modo di pensare. 

Ad esempio, la crisi climatica causata dall’uomo non potrà essere affrontata adeguatamente con le idee del passato. Richiederà strategie audaci e nuove, presupporrà un nuovo modo di concepire il cambiamento. Non stupisce quindi che negli ultimi quindici anni la biomimetica sia in parte confluita – con decine di varianti multidisciplinari - in una sorta di ecosistema diffuso di convinti game changers. Vi troviamo ovviamente scienziati, ma anche urbanisti, architetti, informatici, artisti o economisti. Piattaforme come GreenBuzz o Biomimicry Switzerland entrambe con sede in Svizzera ma connesse a livello internazionale rappresentano in maniera inequivocabile le ambizioni delle nuove generazioni. Raccontano di progetti agricoli, architettonici o di economia circolare. Collaborano con istituzioni come il WEF, il World Economic Forum. Creare ricchezza, sì, ma ben agli antipodi di quella politica che va gridando “drill, baby, drill”. La biomimetica oggi va oltre la ricerca applicata ai materiali, ai sistemi complessi o alle tensostrutture. La piattaforma berlinese Cobiom abbraccia tecnologie di comunicazione e innovazione collaborativa ispirate agli sciami di api o ai banchi di pesci: la cosiddetta intelligenza di sciame. In questo caso si tratta di applicare all’interazione umana le basi di funzionamento di estese colonie di esseri viventi con organizzazioni decentralizzate. 

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Intelligenza collettiva umana

RSI New Articles 07.10.2024, 20:40

  • il giardino di Albert, di Cesare Bernasconi

Un trend globale ben delineato nel libro «L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo» (Edizioni Ambiente, Milano, 2017) dell’economista Kate Raworth – invitata nel 2019 da Franklin University Switzerland, SUPSI e USI ad animare un workshop creativo focalizzato sul futuro della città di Lugano. Per lei è chiaro: una delle strategie per innescare un circolo virtuoso nelle economie mondiali passa proprio dalla biomimetica.

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  • Edizioni Ambiente, Milano
Se vogliamo essere dei buoni antenati, dovremmo seguire le indicazioni di Janine Benyus, scienziata, biologa e fondatrice del Biomimicry Institute, che suggerisce di apprendere dalla Natura per capire come la vita possa prosperare. Ogni specie si preoccupa non solo della prossima generazione, ma di 10’000 generazioni, e lo fa concentrandosi sull’obiettivo di creare, mantenere e ripristinare condizioni favorevoli alla vita.

Kate Raworth

Certamente la ricerca puntuale su singole innovazioni bio-ispirate conosce un momento di propulsione mai visto prima. Qualche settimana fa, ad esempio, l’EMPA – il Laboratorio Federale Svizzero per la Scienza e la Tecnologia dei Materiali – ha messo a punto un prototipo di batteria biodegradabile che sfrutta la capacità dei funghi di generare elettricità. 

Idee e prodotti che solo fino a una decina di anni fa non erano nemmeno immaginabili. Ma ciò che più ci dovrebbe elettrizzare è la svolta epocale che stiamo per affrontare. Non produce quel clamore tipico delle rivoluzioni umane, ma segue piuttosto l’incedere lento, coerente e inesorabile che contraddistingue la Natura. È la volontà di un’intera generazione di riconnettersi al nostro Pianeta con rinnovato slancio, all’insegna di un progresso che tenga conto di chi verrà dopo di noi. E questo non può che darci speranza. 

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