L’oro vola sempre più alto, tanto che negli scorsi giorni il suo valore ha superato i 3’000 dollari l’oncia (circa 85’000 franchi al chilo): un nuovo record. Si tratta di un’ascesa che ha ragioni ben precise, come ha spiegato al Radiogiornale RSI Johnny Canonica della redazione economica: “L’oro è uno dei classici beni rifugio per gli investitori in tempi di incertezza. E le incertezze di questi temi non sono poche. Incertezze geopolitiche, alle quali di recente si sono aggiunge quelle economiche”.
Si parla in particolare dei dazi minacciati dal presidente statunitense Donald Trump, che se concretizzati potrebbero dare il via a una guerra commerciale. “In queste settimane - ha aggiunto Canonica - una parola dell’inquilino della Casa Bianca è sufficiente per vedere reazioni importanti sui mercati finanziari, verso l’alto o verso il basso”. In questo caso si va verso l’alto, in quanto l’oro è, appunto, un valore sicuro, “che magari non pagherà dividendi o interessi, ma che è meglio avere in portafoglio”.
C’è dunque una corsa all’oro, a cui si sta assistendo un po’ in tutto il mondo. “Ma di recente è stato soprattutto negli Stati Uniti che si è proceduto a importanti acquisiti d’oro, perché si teme che i dazi minacciati da Trump possano colpire anche le importazioni di questo metallo” ha sottolineato.
E si tratta di una situazione di cui la Svizzera sta indirettamente approfittando. Questo perché delle sette grandi raffinerie d’oro nel mondo, quattro si trovano in Svizzera (tre di queste sono tra l’altro nel Mendrisiotto). “Le statistiche delle esportazioni dalla Confederazione mostrano che nel solo mese di gennaio dalla Svizzera sono state esportate 195 tonnellate d’oro verso gli Stati Uniti”. Nel 2024 erano 148. “Le raffinerie elvetiche stanno insomma lavorando a pieno regime per rispondere alla domanda in arrivo da oltre oceano, con ricadute positive dirette e indirette per tutto il sistema economico” ha concluso Canonica.