Nelle zone più minacciate dall’avanzata militare russa, in Ucraina, emergono all’improvviso grandi speranze e attese, di fronte alla possibilità che un cessate il fuoco possa veramente essere decretato, salvando numerose vite. È il caso ad esempio della città di Kostyantynivka, nel Donbass, dove la situazione è precipitata nel giro di poche settimane. La popolazione vive sotto bombardamenti costanti e le attese sono dunque molto elevate, come testimoniato in prima persona dal nostro inviato Pierre Ograbek in un reportage andato in onda a SEIDISERA.
Un carico di acqua minerale qui dura pochi secondi, spiega il nostro inviato: “Appena giunto nella piazza del mercato con un fuoristrada, decine di persone arrivano per accaparrarsi almeno un pacco con due grosse bottiglie. È una donazione di una ONG (Proliska) da tempo attiva nella regione”.
“La situazione è peggiorata di molto - dice Yevheni, abitante di Kostyantynivka, al microfono della RSI -, le bombe plananti arrivano quasi ogni giorno. Ci sono colpi di artiglieria. E i droni. I servizi comunali funzionano ancora, parzialmente... ma non si sa fino a quando. In alcuni quartieri ci sono già problemi”.
La situazione, spiega inoltre il nostro inviato, è tesa anche nel mercato cittadino: “Lì le venditrici quasi ci respingono. In passato, ci dicono, dopo le visite dei giornalisti arrivavano i bombardamenti. Sono irritate e spaventate.”
Molto meno spaventati sono invece due pensionati che alla RSI spiegano: “La situazione fa schifo, ci uccidono tutti i giorni. Ma il nostro spirito è ancora forte. Resterò qui finché non morirò. Il circo se n’è andato, ma i clown sono rimasti qui”.
Molto più serio è invece Roman, ex soldato dell’Armata Rossa in pensione, che riguardo alla situazione a Kostyantynivka dice: “Abbiamo acqua, gas, elettricità. Dove dovremmo andare? Stiamo aspettando i negoziati; magari negozieranno. Circa 20’000 persone vivono ancora qui a Kostyantynivka. Ogni quinto giorno del mese riceviamo del cibo. Dite a tutti che per il momento qui va bene. Grazie a tutti voi”.

Roman e le sue voliere
“Con i russi vivevamo come fratelli”
“Vivevamo tutti assieme in amicizia. Non so perché ci stanno uccidendo. A Kostyantynivka il 70% degli abitanti è di etnia russa, viviamo come fratelli. Non è giusto ciò che sta accadendo. Io ho perso mio nonno, durante la Seconda guerra mondiale, non capisco perché ci stiamo uccidendo a vicenda”, continua Roman, che dopo l’intervista ha insistito per mostrare le voliere nel suo giardino. I suoi uccelli, dai canarini ai fagiani, sono sopravvissuti quasi per miracolo. Attorno a casa sua, infatti, ci sono solo macerie di edifici distrutti dalle bombe.
Quando ci sarà la pace? È una domanda che alcuni ucraini nel Donbass rivolgono di frequente ai giornalisti. “La situazione non è molto buona”, dice Valentina al nostro inviato, mentre sta aspettando il bus. “Qui viviamo in appartamenti senza finestre, con dei pannelli di legno al posto dei vetri. Sono molto contenta che ci sia ancora l’acqua, il gas e l’elettricità. Speriamo e preghiamo ogni giorno affinché i russi non arrivino fin qui. Speriamo molto in un cessate il fuoco: abbiamo fiducia nel nostro presidente e nel Governo, affinché lo si possa raggiungere”.
“Sarebbe molto complicato sopravvivere qui senza gli aiuti umanitari. Prima veniva distribuito del pane gratuitamente, ora non lo fanno più. Non lo so… da due mesi siamo qui in una zona rossa e a nessuno importa qualcosa di noi”, aggiunge sconsolata Liudmila, che per sbarcare il lunario vende delle tortine fatte in casa, appoggiandole per terra in un sacchetto.

Liudmila e le sue tortine fatte in casa
Secondo lei il pericolo arriva da tre punti cardinali: “Da Chasiv Yar, da Toretsk, da Pokrovsk. Ci sono molte morti stupide qui… come quella di una mia ex collega, uccisa da una bomba mentre stava cucinando in casa”.
Durante la raccolta di queste testimonianze, i cannoni hanno continuato a sparare senza sosta: anche durante il coprifuoco che qui dura ben 20 ore al giorno. Aspettando un cessate il fuoco.

Una scuola di Kostyantynivka