La Turchia è stata condannata oggi, martedì, dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo per trattamento inumano del capo ribelle curdo Abdullah Ocalan, a cui è stata inflitta una pena di detenzione a vita, senza possibilità di sconti o di liberazione con la condizionale. Secondo i giudici, una condanna all’ergastolo deve prevedere, dopo un certo periodo di detenzione, un meccanismo di riesame per valutare se sussistano motivi legittimi per tenere la persona in carcere.
Il tribunale ritiene pure che la segregazione totale sull’isola di Imrali fino al 2009 rappresenti un caso di maltrattamento. Dal suo arresto nel 1999 e per i successivi dieci anni, il fondatore del PKK è infatti stato l’unico detenuto della prigione al largo di Istanbul.
Infine i giudici hanno però anche stabilito che non esistono prove di un tentativo di avvelenamento durante la detenzione, come sostenuto dall'interessato e dai suoi legali.
AFP/ANSA/sf