Il barometro INSA pubblicato sabato dalla Bild certifica le difficoltà di Friedrich Merz, leader della CDU che è arrivata in testa alle elezioni tedesche del 23 febbraio e impegnato a negoziare con la SPD la formazione del Governo in cui sarà cancelliere. E allo stesso tempo i numeri costituiscono una tappa simbolica dell’ascensione dell’estrema destra dell’AfD in Germania: per la prima volta infatti i due partiti sono dati alla pari al 24% delle preferenze.
I cristiano-democratici perdono due punti dal precedente rilevamento della settimana prima, quattro e mezzo rispetto al risultato elettorale (28,6%), mentre in un mese e mezzo l’Alternative für Deutschland è progredita di oltre tre punti (era al 20,8%).
“I cittadini non vogliono più un Governo di sinistra dove la CDU si lascia dettare la politica dalla SPD e dai Verdi”, ha twittato la leader dell’AfD Alice Weidel, sintetizzando i motivi di questa evoluzione. Merz aveva escluso di governare con l’estrema destra e ha deciso di trattare con i socialdemocratici per formare una maggioranza. Il prezzo imposto dalla formazione del cancelliere uscente Olaf Scholz, uscita battuta in febbraio con appena il 16,4%, è tuttavia elevato: su migranti e socialità la CDU ha fatto concessioni, ma fra le posizioni su diversi punti un’intesa va ancora trovata. La co-presidente dell’SPD Saskia Esken ha citato pensioni, formazione, posti di lavoro, arrivando sabato alla Konrad-Adenauer-Haus per un nuovo round negoziale.
Il “Deutschlandtrend” della rete ARD mette in evidenza anche un altro aspetto, quello finanziario: Merz ha effettuato una svolta politica “non credibile” accettando - con l’appoggio di ecologisti e socialdemocratici - di derogare al freno all’indebitamento per investire in armamento e infrastrutture.
Se si tornasse alle urne, CDU e SPD insieme non arriverebbero più alla maggioranza dei seggi in Parlamento. Sarebbe solida quella costituita da cristiano-democratici e AfD, ma Merz continua a rifiutare l’ipotesi.

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Notiziario 05.04.2025, 14:00
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