Il risultato delle elezioni tedesche è fotografato al meglio dalla cartina che mostra i distretti elettorali del Paese. È l’immagine di un Paese spaccato in due: da un lato i Länder dell’ovest dove la CDU/CSU del futuro cancelliere Friedrich Merz vince quasi ovunque - fanno eccezione quasi solo alcune città rimaste a sinistra come Brema, Hannover e Amburgo - e dall’altro le regioni dell’ex Germania Est, dove l’Alternative für Deutschland (AfD) domenica ha fatto il botto sbaragliando la concorrenza. A Berlino, invece, il primo partito è la rediviva Linke, che prima di cambiare passo nelle ultime settimane sembrava destinata a restare fuori dal Bundestag.
A conti fatti, i cristiano-democratici conquistano il 28,6% dei suffragi a livello nazionale, l’AfD è il nuovo secondo partito con il 20,8%, i socialdemocratici scendono al terzo con il 16,4%, mentre i Verdi sono quarti con l’11,6% e la Linke quinta con l’8,8%.
Merz ha già fatto sapere di puntare a guidare una riedizione della “Grosse Koalition” con i socialdemocratici. CDU/CSU e SPD avranno insieme la maggioranza nel nuovo Bundestag ridotto a 630 deputati, l’AfD sarà esclusa dai giochi. Al di là delle questioni programmatiche che saranno oggetto delle trattative delle prossime settimane, dal profilo puramente matematico il compito sarà facilitato dal fatto che sono rimasti fuori dal Parlamento sia i Liberali della FDP (che hanno verosimilmente pagato il loro ruolo nella caduta del Governo Scholz, crollando dall’11,4 al 4,3%) sia il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), la formazione di sinistra che dopo un momento di forte slancio ha frenato proprio in dirittura d’arrivo e si è ritrovata fuori dal Bundestag per un misero 0,03 dei suffragi. Se una delle due o entrambe avessero partecipato alla spartizione della “torta”, Merz con ogni probabilità avrebbe dovuto cercare un secondo alleato per raggiungere la maggioranza parlamentare.
L’SPD potrebbe quindi restare al Governo, anche se nel ruolo di “socio di minoranza” dopo aver subito il peggior tracollo politico della sua storia ultracentenaria. Rispetto al 2021, i socialdemocratici perdono 9,3 punti. I Verdi ne cedono 3,1 (e il loro leader Robert Habeck lascia la poltrona), i liberali 7,1. La grande vincitrice dal punto di vista contabile è l’AfD che raddoppia i propri consensi. Per la Linke sono quasi 4 i punti in più, per la CDU/CSU poco più di 4.
Allungando lo sguardo al passato, anche il risultato del partito del 69enne Merz - che sarà il cancelliere più anziano ad entrare in carica dopo Konrad Adenauer - non appare comunque eccezionale: sono certo lontani i tempi in cui la CDU/CSU raggiungeva anche il 50% dei voti (sfiorato l’ultima volta nel 1983) ma anche quelli dell’era Merkel, sempre oltre il 30%. Per i socialdemocratici, in una prospettiva storica, è invece una catastrofe: gli ultimi cinque risultati, dal 2009 in poi, sono i più bassi del secondo dopoguerra, ma questo in particolare è il peggiore di tutti, il primo sotto il 20%. E per la prima volta la SPD non è almeno il secondo partito.
La formazione del cancelliere uscente Olaf Scholz perde soprattutto ad est, dove dimezza praticamente i propri consensi. I Länder economicamente più deboli sono ormai terreno di caccia dell’AfD di Alice Weidel. Secondo i dati di infratest dimap citati da SRF, tuttavia, è alla CDU/CSU che la SPD ha “ceduto” la fetta più grande di elettori: 1,7 milioni, contro i 720’000 passati a AfD e Linke. I socialdemocratici restano prima forza come detto solo in alcune grandi città e raggiungono il 20% in appena quattro regioni.
La CDU/CSU, di riflesso, vince soprattutto con i voti tolti a sinistra, ma anche sfruttando il tracollo liberale. Un milione di suoi ex elettori, si stima, ha invece optato stavolta per l’Alternative für Deutschland. I cristiano-democratici conquistano la maggioranza in gran parte dei distretti elettorali dell’ex Germania Ovest, soprattutto in quelli del sud, dominando in Baviera con il 37,1%. Ad est non arriva al 20% in nessun Land.
Infine, uno sguardo all’AfD di Alice Weidel, al suo massimo storico costruito come detto soprattutto ad est dove, con l’eccezione della capitale Berlino, ha vinto in tutti i Länder. E in tre di essi con più del 35% delle “Zweitstimmen”. Non per questo è assente a ovest: mai sotto il 15%, due volte oltre il 20% e vincente nei circoli di Kaiserslautern e Gelsenkirchen.
Da dove sono arrivati tanti elettori? Dalla CDU/CSU certo, ma anche da FDP (quasi 900’000 schede) e SPD (720’000), oltre che quasi 800’000 da formazioni minori. Soprattutto però, l’estrema destra ha saputo approfittare della partecipazione in crescita di sei punti all’82,5% e attirare chi nel 2021 non era andato alle urne, con oltre un milione di voti fra i nuovi elettori.