Di invasioni di topi, l’Australia ne vive una ogni dieci anni circa. È un fenomeno abbastanza regolare quindi, ma quella in corso da qualche mese a questa parte ha preso proporzioni bibliche e non finisce mai.
È ad ottobre, dopo un anno segnato dalla siccità e un raccolto eccezionale, che si è cominciato a segnalare quantità anomale di questi piccoli roditori, che entrano nelle case, divorano tutto ciò che è commestibile, ma prendono soprattutto d’assalto le riserve di cereali obbligando talvolta gli agricoltori a bruciare tutto.
“Mio padre ha 93 anni”, racconta Col Tink – agricoltore e allevatore esasperato del Nuovo Galles del Sud – “e gli ultimi 3 anni, tra incendi, pandemia e topi, sono stati i più brutti della sua vita”.
Il Governo, per debellare questa “epidemia”, ha stanziato diversi milioni di dollari e messo a punto un potente veleno a base di bromadiolone, che potrebbe avere serie conseguenze sulla catena alimentare e che non è ancora stato autorizzato.
In molti sperano che ci pensi l’inverno, che è alle porte e che si spera freddo e umido. Se i topi non soccomberanno alla stagione invernale, la prossima primavera potrebbe essere anche peggio.
L'equivalente - con le debite proporzioni - ticinese
A proposito di questi piccoli roditori proprio sabato riferivamo del corrispettivo fenomeno - fatte le debite proporzioni - che rischia di materializzarsi anche a Sud delle Alpi quest'estate. Un fenomeno non nuovo, ma ciclico anche da noi, come ha spiegato alle Cronache della Svizzera italiana Tiziano Maddalena, zoologo e collaboratore del museo cantonale di storia naturale: "È correlato all'abbondanza di cibo, dei frutti del faggio o dell'abete rosso. Questi alberi fruttificano ogni 5-6 anni e l'anno dopo i topi proliferano perché hanno un'enorme disponibilità di cibo. Poi l'anno dopo anche i predatori aumentano e la popolazione torna alla densità normale". Ascolta i dettagli nel servizio
CSI 18.00 del 12.06.2021 - Un anno da topi, il servizio di Darco Degrussa
RSI Info 12.06.2021, 20:11
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