A Grono giovedì è stato simulato un focolaio di peste suina. Le autorità hanno esercitato, in scala uno a uno, il piano di intervento nel caso in cui la malattia, temibile non per l’uomo, ma per gli allevamenti suini, si presentasse nel Moesano. Sarebbe questa, secondo il Cantone, la regione grigionese colpita per prima.
L’infezione virale, che uccide oltre il 90% degli animali colpiti, si è diffusa molto vicino al confine meridionale della Svizzera ed è presente nel Nord Italia a 60 chilometri dal Ticino. La minaccia esiste anche per noi”, ha detto ai microfoni del Quotidiano Giochen Bearth, capo dell’Ufficio cantonale per la sicurezza delle derrate alimentari e la salute degli animali (USDA). “Negli ultimi anni - ha proseguito - abbiamo notato che il nucleo della peste si sposta sempre più a nord con il movimento dei cinghiali. In Ticino e nelle valli meridionali dei Grigioni ci sono consistenti popolazioni di cinghiali”.
L’arrivo della peste suina avrebbe conseguenze anche sul piano economico, perché verrebbero emanati divieti di esportazione, di caccia e di accesso a boschi e campi.
Per esercitarsi gli addetti dell’USDA, assieme all’Ufficio del militare della protezione civile, hanno simulato uno scenario reale. Carcasse di cinghiali non infetti sono state nascoste a Grono e a San Vittore. Per scovarli si sono utilizzati droni, cani da ricerca e catene umane. Alla fine le autorità coinvolte hanno reputato superata la prova.