INTERVISTA

“Due cose da fare assolutamente per salvare l’Europa”

Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ed ex premier italiano, si esprime alla RSI sui rapporti fra l’UE e gli Stati Uniti di Donald Trump e sulle sfide future per la difesa del continente

  • 21 febbraio, 18:00
  • 21 febbraio, 19:00
06:23

L'analisi di Romano Prodi

SEIDISERA 21.02.2025, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA/Giuseppe Bucci/RSI Info 

Sugli sviluppi nelle relazioni internazionali degli ultimi giorni (conferenza di Monaco, l’esclusione dell’Europa dai primi colloqui di pace in Arabia saudita, le dure critiche americane al vecchio continente, i difficili tentativi di risposta dell’UE) SEIDSERA ha interpellato Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ed ex presidente del Consiglio della Repubblica italiana:

Gli Stati Uniti, storico partner dell’Europa, vanno considerati ormai un paese ostile?

“Non siamo noi a considerarli ostili. È il presidente Trump che ha espresso più volte in modo formale, esplicito, senza ombra di dubbio, che siamo i suoi nemici. Ha usato per l’Europa un disprezzo politico e anche etico. Sostanzialmente ci ha dato degli sfruttatori e dei lazzaroni. Allora la risposta alla sua domanda è: se io sono considerato come nemico, come posso reagire? Non certo con le stesse armi, anche perché non ho le armi militari che ha lui, ma non posso fare altro che essere diffidente, capire che è molto probabile che io sia costretto a cercare vie alternative”.

Una di queste vie alternative, va cercata probabilmente per quanto riguarda l’aspetto della sicurezza, l’aspetto militare. L’Europa deve ormai accettare il fatto che lo scudo americano non ci sarà più?

“Gli Stati Uniti, dai tempi di Obama, hanno come priorità il Pacifico e non più l’Atlantico. Ma adesso il problema è che Trump ha formalmente e sostanzialmente scelto la Russia, mettendola in ostilità con l’Europa, approfittando ovviamente della guerra in Ucraina. Quindi a questo punto noi dobbiamo pensare che ci possa essere anche un problema di sicurezza europea senza gli Stati Uniti. Io spero di no. Ma come facciamo a non pensare a questo?”.

Bisogna puntare sulla cooperazione rafforzata

Romano Prodi

Il problema però è che l’Europa fa molta fatica a trovare una risposta su temi legati alla difesa e non solo. È abbastanza emblematico il fatto che nel momento del bisogno, nel momento di una risposta europea, qualche giorno fa il presidente francese Macron abbia convocato, sono parole sue, “i principali paesi europei”. Il messaggio ormai è che il formato UE con tutti e 27 è inefficace, è superato?

“Ma anche in formato ristretto. Macron ha convocato una riunione perché fosse a Parigi. Perché facesse qualcosa. La riunione era ristretta, ma non c’è stato il minimo accordo fra i ristretti. Quindi non è che dobbiamo dire i 27 “non sono d’accordo” e i ristretti sono d’accordo. Il problema è che ci sono ancora delle nostalgie del passato per cui alcuni Paesi, a partire dalla Francia, non ne vogliono sapere di un esercito europeo, perché non vogliono condividere l’arma nucleare e il diritto di veto con gli altri Paesi europei. Se non si fanno questi passi, non si può fare l’esercito europeo. Perché, dopo la guerra in Ucraina, la Germania avrà un bilancio della difesa oltre il doppio di quello francese, ma non può fare un esercito insieme alla Francia, in cui uno paga e l’altro comanda”.

Quindi lei che cosa suggerisce? Che cosa bisognerebbe fare?

“Quello che suggerisco da anni è di fare assolutamente due cose per salvare l’Europa: finirla con l’unanimità e partire, nella politica estera e di difesa, con la cooperazione rafforzata. Un’Europa a più velocità. L’euro l’abbiamo fatto solo in dodici Paesi, adesso sono 19. Per una cooperazione rafforzata occorrono nove Paesi. Se i quattro Paesi europei che hanno più abitanti ovvero Francia, Spagna, Italia, Germania, e magari Polonia, si mettessero assieme, il giorno dopo ne arriverebbero almeno altri dieci. Secondo punto, riguardo alla cooperazione rafforzata: non si riuscirà a fare niente se la Francia non condivide a livello europeo le prerogative che lei sola ha”.

Nessun ruolo per la Svizzera, le trattative avvengono fra autocrati

Romano Prodi

L’Italia in questa disputa tra Stati Uniti ed Europa ha una posizione particolare. Giorgia Meloni rivendica anche il merito di aver fatto dell’Italia un interlocutore privilegiato di Trump. Che cosa ne pensa?

“Ah beh, non lo dice più negli ultimi giorni che è un interlocutore privilegiato, con quello che dice Trump... In questo momento la Meloni si trova di fronte alla resa dei conti dell’ambiguità che ha sempre avuto in passato, cioè deve scegliere. Lei ha costruito una bandiera in cui da un lato ci sono i colori americani, dall’altro i colori europei. E ora si è voltato il vento, e dovrà scegliere. Quando Trump porta la tensione ai livelli di oggi come fa uno a essere americano ed europeo?”

I fatti di cui stiamo parlando si giocano su tavoli a cui la Svizzera spesso non ha accesso. Però la Confederazione ha pur sempre organizzato due conferenze sull’Ucraina ed è il paese dei buoni uffici. Lei vede un ruolo per la Svizzera oggi o forse domani?

“Non c’è nessun ruolo per la Svizzera, nessun ruolo per l’Europa. Le trattative le stanno facendo fra autocrati. Non per nulla si fanno in Arabia Saudita. Non per nulla vi partecipano solo e direttamente Putin e Trump. Naturalmente dietro a Putin c’è chi comanda davvero, cioè la silenziosa Cina. Però le trattative vengono formalmente fra i due autocrati.”

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