Svizzera

Ma Trump com’è arrivato al calcolo del 31% di dazi sulla Svizzera?

L’analista politico americano Andrew Spannaus a Modem della RSI: “Ha applicato una formula per ridurre il deficit commerciale americano”, perché “vuole tutto e subito” - Non è vero che Berna applica tributi del 61%

  • Ieri, 11:45
  • Ieri, 16:07
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Il presidente statunitense ha annunciato i dazi nel giardino delle rose della Casa Bianca. "Per decenni il nostro Paese è stato derubato, ma questo non accadrà più", ha sottolineato

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Di: Modem/joe.p. 

I dazi più alti annunciati dal presidente americano Donald Trump sono per Cambogia (49%), Vietnam (46%) e Sri Lanka (44%). Seguono Tailandia (36%), Cina (34%), Taiwan (32%), l’Indonesia (32%) e Svizzera (31%). Per l’UE invece più bassi (20%).

Per spiegare il 31% di dazi alla Svizzera, Trump ha mostrato al pubblico mondiale collegato con il giardino delle rose della Casa Bianca un tabellone nel quale c’era scritto che la Svizzera applicherebbe il 61% di dazi agli Stati Uniti. Questo dato però non è reale: la Svizzera non applica dazi sui prodotti industriali provenienti dagli USA (qualche dazio è però presente su beni agricoli, ndr). Ma allora, come ci è arrivato?

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I dazi "reciproci" per i Paesi che la Casa Bianca ritiene ingiusti nelle proprie politiche commerciali verso gli USA

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“Queste cifre sembrano essere derivate dal deficit commerciale che gli Stati Uniti hanno con ogni paese. Hanno applicato una formula. Perché nei paesi colpiti non ci sono dazi percentualmente così alti”, afferma ai microfoni della trasmissione Modem della RSI il giornalista e analista politico americano Andrew Spannaus.

“L’amministrazione Trump ha fatto il calcolo di quanto gli altri paesi vendono agli Stati Uniti, applicando poi una formula semplice, ma anche banale, nel senso che non riflette quelle che sono le barriere reali, ma solo la capacità che hanno gli altri paesi di esportare verso gli Stati Uniti rispetto a quanto importano dagli USA. L’obiettivo di Trump è insomma quello di ridurre il deficit commerciale americano”, aggiunge Spannaus.

In sintesi, l’amministrazione Trump ha usato una formula molto semplice e ha diviso il deficit commerciale per il volume delle esportazioni del rispettivo Paese. Se e in quale misura i vari Stati impongano dazi doganali è irrilevante. Per la Svizzera la situazione è questa: nel 2024 gli Stati Uniti hanno esportato in Svizzera beni per un valore di 25 miliardi di dollari. Gli USA hanno però importato merci per un valore di 63,4 miliardi di dollari. La bilancia commerciale è quindi sfavorevole a Washington con un deficit commerciale di circa 38,6 miliardi di dollari.

Inserendo questi valori nella formula del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (vd. box in fondo), si ottiene il valore arrotondato di 61.

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Una politica economica dettata dalla “fretta”

“Questo obiettivo di Trump - prosegue nella sua analisi ai microfoni della RSI Spannaus - in generale ha un suo senso, ma c’è un problema: l’amministrazione Trump non ha la pazienza per fare quel lavoro di politica industriale che servirebbe per far crescere i settori dell’economia americana che pensa di rilanciare. O lo fa in modo molto approssimativo, come già si è visto durante il suo primo mandato”.

“L’amministrazione Biden, tra i due mandati di Trump, ha lavorato in maniera precisa per incentivare alcuni settori dell’economia americana, creando un boom degli investimenti industriali. Trump invece vuole tutto e subito. E questo darà sicuramente un impulso positivo ad alcuni settori, ma rischia di creare così tanti scombussolamenti che i progressi di questi settori saranno vanificati dal quadro generale”, conclude Spannaus.

La spiegazione formale

Nel frattempo, è arrivata direttamente dall’Amministrazione Trump una precisazione che conferma la lettura di Andrew Spannaus. Il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (United States Trade Representative, spesso abbreviato in USTR), ovvero il membro dell’ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti d’America che si occupa principalmente di consigliare e agire per conto del Presidente sulle questioni di commercio internazionale, ha infatti dettagliato la formula matematica per spiegare come si è arrivati a dazi del 31% nei confronti della Confederazione.

Le tariffe reciproche, spiega lo stesso USTR, “sono calcolate come l’aliquota tariffaria necessaria per bilanciare i deficit commerciali bilaterali tra gli Stati Uniti e ciascuno dei nostri partner commerciali. Questo calcolo presuppone che i persistenti deficit commerciali siano dovuti a una combinazione di fattori tariffari e non tariffari che impediscono il bilanciamento degli scambi. Le tariffe agiscono attraverso riduzioni dirette delle importazioni”. Le aliquote tariffarie reciproche variano dallo 0 al 99%, con medie non ponderate e ponderate per le importazioni del 20% e del 41%.

“Per concettualizzare le tariffe reciproche, sono state calcolate le aliquote tariffarie che porterebbero a zero i deficit commerciali bilaterali. Sebbene i modelli di commercio internazionale presuppongano generalmente che il commercio si riequilibri nel tempo, gli Stati Uniti hanno registrato deficit persistenti delle partite correnti per cinque decenni, il che indica che la premessa fondamentale della maggior parte dei modelli commerciali non è corretta”, si legge sul sito.

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