Ticino e Grigioni

“Alla Manor di Lugano un piano per piazzare una bomba”

L'imputata fornisce una nuova versione durante il processo d'appello al TPF di Bellinzona per l'accoltellamento avvenuto nel 2020

  • 12.07.2023, 12:33
  • 24.08.2023, 23:19
01:41

RG 12.30 del 12.07.2023 - Il servizio di John Robbiani

RSI Info 12.07.2023, 12:36

  • TiPress
Di: John Robbiani 

L’imputata ha cambiato versione. Per la prima volta ha espresso rammarico per il dolore causato alle vittime e, sempre per la prima volta, ha parlato di un piano che prevedeva di piazzare una bomba all’interno della Manor di Lugano. Rivelazione, quest’ultima, che ha stupito il giudice Maurizio Albisetti Bernasconi: “È la prima volta che ne sentiamo parlare”.

Sono i nuovi dettagli emersi dal processo d’appello per l'accoltellamento, avvenuto nel novembre del 2020, alla Manor di Lugano iniziato mercoledì mattina al Tribunale penale federale di Bellinzona. Una donna – svizzera e che all’epoca dei fatti aveva 29 anni – era entrata nel grande magazzino, aveva rubato un coltello dal reparto casalinghi e poi si era scagliata contro una cliente (ferendola alla gola con la lama) e aggredendone poi un’altra, che era però riuscita a difendersi e l’aveva immobilizzata fino all’arrivo della polizia grazie anche all’aiuto di altre persone che si trovavano nel negozio.

L’imputata era stata condannata, nel mese di settembre, a 9 anni di carcere e riconosciuta colpevole di tentato assassinio, violazione della Legge federale che vieta i gruppi Al-Qaeda e Stato islamico e violazione della legge sulla prostituzione.
Il processo d’Appello è stato richiesto principalmente dall’accusa. Il Ministero pubblico della Confederazione (nello specifico la procuratrice Elisabetta Tizzoni) non era infatti soddisfatto della pena inflitta, chiedendo una condanna più vicina ai 14 anni inizialmente richiesti. Richiesta d’appello inoltrata poi anche dai legali dell’imputata (l’avvocato Daniele Iuliucci), convinti di poter ottenere una condanna meno pesante.

In mattinata la Corte ha interrogato l’imputata, che per la prima volta ha chiesto scusa alle persone ferite. “È stato l'errore più grande della mia vita", ha spiegato. "All’epoca la mia conoscenza dell'Islam era meno profonda e oggi capisco che uccidere è sbagliato. Solo Dio può decidere chi vive e chi muore".

L'imputata ha ribadito anche oggi alla Corte che in quel periodo era affascinata dall'ISIS, dallo Stato Islamico, e che si era pure invaghita di un combattente jihadista - o presunto combattente visto che in realtà l’inchiesta non ha stabilito un legame diretto tra l’uomo e l’ISIS - che aveva conosciuto online. Nel processo di primo grado la donna non aveva espresso alcun rimorso. Anzi, a precisa domanda della Corte aveva risposto dicendo di essere semmai dispiaciuta di non essere riuscita a portare a termine l’operazione. Di non essere cioè riuscita ad uccidere le sue vittime. Un cambiamento d’attitudine importante, come sottolineato dalla Corte.

Una nuova versione dei fatti

Ma la versione dell'imputata è cambiata anche in merito alla ricostruzione dei fatti. La donna ha spiegato che inizialmente alla Manor di Lugano c’era l’idea di piazzare una bomba. "Ero in contatto con altre tre persone che avevo conosciuto online. Io dovevo entrare, spaventare le persone con un coltello e urlare "Allah Akbar", mentre loro avrebbero fatto saltare il negozio". Poi però gli altri non si sono presentati. "A quel punto - ha spiegato l'imputata - ho deciso di andare avanti da sola”.

Una versione questa che probabilmente deve essere presa con le pinze visto che la donna da anni soffre di problemi psichiatrici. Poco prima dell’accoltellamento alla Manor la donna aveva per esempio cessato di assumere i farmaci che le erano stati prescritti. La donna, come aveva fatto sapere la FedPol poche ore dopo i fatti, già nel 2017 aveva tentato di raggiungere i territori controllati dall’ISIS per incontrare un combattente jihadista di cui si era innamorata. Era però stata fermata al confine siriano dalle autorità turche ed era poi stata rimpatriata e sottoposta a una cura psichiatrica.

Anche l'avvocato Daniele Iuliucci ha parlato della rivelazione riguardante l'esistenza di un piano di piazzare una bomba alla Manor. "È il frutto dei problemi psichiatrici della mia assistita. Non c'era nessun piano. I presunti complici non esistono. Basta vedere i filmati della videosorveglianza per capire che non aspettava nessuno, perché non c'era nessuno da aspettare. Non c'era nessun contatto con l'ISIS. La mia cliente ha bisogno di essere seguita, il rischio di recidiva c'è, e ci sarà soprattutto fino a quando continuerà a mettersi in testa di far parte dello Stato islamico".

Il dibattimento continuerà fino a giovedì e la sentenza è attesa nei prossimi giorni.

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