Si inizia a lavorare già da piccoli, a 6-7 anni, l’importante è saper girare i pesci nel modo corretto e lavorare a pieno regime. Meno si riposa, meglio è. Tra lunghe file di tavoli pieni di pesce da essiccare, c’è chi ci nasce e ci trascorre tutta la vita.
Siamo nella provincia di Cox’s Bazar, nel sud del Bangladesh, al confine con il Myanmar. Una provincia affacciata sul mare dove l’industria della pesca occupa migliaia di persone e migliaia di bambini.
Piccoli che qui non ci dovrebbero stare, perché in Bangladesh la legge è chiara: chi ha meno di 14 anni non può lavorare. Purtroppo, però, la realtà è un’altra. La povertà non guarda in faccia a nessuno, e quando una famiglia deve sfamare 5 o 6 figli non ci sono alternative.
“Lavoro perché i miei genitori non hanno i soldi per mandarmi a scuola”, ci racconta Shifa. Ha 10 anni. Ogni mattina si alza alle 7 e insieme alla sua mamma va a lavorare nella fabbrica del pesce essiccato.
Secondo i dati del Governo, nel Paese asiatico sono 1 milione e 800 mila i bambini costretti a lavorare. L’obiettivo delle autorità è quello di eliminare il lavoro minorile entro la fine del 2025. Un obiettivo praticamente irraggiungibile, se si pensa che, secondo l’UNICEF, i piccoli lavoratori sono quasi il doppio rispetto alle cifre ufficiali.
Per tentare di mitigare questo fenomeno, nella provincia di Cox’s Bazar, diversi anni fa, Solidar Suisse ha deciso di intervenire. Con i fondi raccolti, anche grazie alla Catena della solidarietà, è stata creata una scuola dove i bambini possono ricevere una formazione base.

La scuola di Solidar Suisse a Nazirartek, provincia di Cox’s Bazar, Bangladesh
Tra i banchi incontriamo Tanvir, un bambino minuto di 9 anni. Ci racconta che spesso lavora al fianco di suo padre. “Il mio papà è un pescatore e quando non sono a scuola lo aiuto. Prendo i pesci e li porto al mercato per venderli”.

Tanvir, 9 anni, quando non va a scuola aiuta il papà pescatore.
I più grandi possono imparare anche un mestiere. Alcune delle ragazze che abbiamo incontrato avevano appena ottenuto un diploma di sartoria. In futuro sognano di disegnare e cucire abiti di alta moda.

L’atelier di sartoria nella scuola di Solidar Suisse, a Nazirartek, provincia di Cox’s Bazar, Bangladesh
Quella di Solidar Suisse è una missione tutt’altro che semplice. Convincere le famiglie a mandare i propri figli a scuola non è facile quando in ballo ci sono soldi.
Per ogni bambino che si iscrive però, le famiglie ricevono un piccolo compenso per il guadagno perso: tra i 70 centesimi e un franco al giorno, il salario medio di un bambino da queste parti.
Il sogno di questi bambini è quasi sempre lo stesso. Costruirsi un futuro lavorativo e dignitoso lontano da qui.