Le testimonianze

Ucraina, viaggio nei punti di soccorso segreti lungo il fronte

Dove l’orrore dei feriti e dei morti racconta una guerra che vede Kiev sempre più a corto di soldati

  • Oggi, 05:55
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22:51

Ucraina, lungo la linea del fronte

Falò 25.02.2025, 20:45

  • RSI
Di: Anna Bernasconi ed Emilio Romeo, Inviati RSI in Ucraina

Un luogo segreto a pochi chilometri dal fronte. Ci si muove all’imbrunire, è più sicuro. Dobbiamo disattivare la localizzazione del telefono e addentrarci nella boscaglia. Un cunicolo nella terra, invisibile dall’esterno, conduce a un rifugio sotterraneo rinforzato con tronchi da trincea. Qui una squadra di cinque persone attende le chiamate per soccorrere i soldati feriti sul campo di battaglia.

Lo spazio è troppo piccolo per stare tutti in piedi, si deve stare seduti sulle tavole a castello dove ci sono i sacchi a pelo.

Il capo turno è “Sensei”, maestro, nome di battaglia per la sua autorevolezza nel primo soccorso. A dispetto dell’appellativo ha solo 27 anni e prima dell’invasione russa in Ucraina studiava legge. “Non ho mai avuto alcun interesse per l’esercito. La guerra è un’esperienza spaventosa ma non potevo immaginarmi di non aiutare chi ha bisogno”, racconta alle telecamere di Falò.

Sottoterra si perde la percezione del tempo, si riposa quando si può. Le chiamate arrivano soprattutto di notte. Ci si deve muovere in fretta, in brevi finestre di tempo in cui si stima non ci siano combattimenti attivi.

In prima linea ci si sposta col carroarmato ma una fase altrettanto pericolosa è il viaggio in ambulanza perché si rimane esposti per chilomentri agli attacchi dei droni.

A volte i feriti restano bloccati sul campo per giorni o settimane.

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Muoversi lungo la linea del fronte è pericolosissimo, soprattutto a causa dei droni

  • RSI

Migliaia di punti di primo soccorso come questi sono distribuiti lungo i 1700 km del fronte. È qui che si tocca con mano la spaventosa quantità di morti e feriti prodotta ogni giorno dalla guerra.

Le perdite sul campo dichiarate dal governo ucraino sono 45’100 soldati morti e 390’000 feriti. Analisi basate su fonti di intelligence hanno stimato un numero anche maggiore di morti (60-80 mila) e un totale di un milione di vittime su entrambi i fronti.

Stime o meno, sono numeri, che riguardano persone, impressionanti, frutto di una guerra di logoramento che sta per entrare nel quarto anno.

Nel punto di stabilizzazione della 33° brigata chirurghi e paramedici lavorano senza sosta.

Arrivano intere unità le cui posizioni sono state distrutte. Hanno il volto nero di esplosivo e terra, gli occhi sgranati di chi arriva da un altro mondo. Se si reggono in piedi vengono disposti in fila, spogliati dai vestiti sporchi di sangue e fango, chiesto loro nome e matricola. Alcuni sono giovani, altri hanno i capelli bianchi e una stanchezza infinita in volto. Alcuni sono stati in posizione per settimane o additittura mesi senza cambio.

In una sola notte almeno 20 soldati vengono operati sui 5 lettini disponibili. Il 90% delle ferite sono dovute ai droni.

Usati da entrambi i fronti, hanno cambiato la guerra moderna e sono il terrore dei soldati, li chiamano uccelli rapaci perché riempiono il cielo e sono armati per la caccia all’uomo con ordigni pesanti.

Se non uccidono sul posto, spargono miriadi di schegge che possono causare ferite gravi, mutilazioni o morte per infezione.

Un magnete scorre sui corpi per rilevare le schegge penetrate nei tessuti. Ne vegono estratte a un ritmo da catena di montaggio. Un ragazzo ha perso due litri di sangue perché è stato colpito al torace. “Anche una scheggia piccola può essere letale”, spiegano i soccorritori.

Il loro compito è stabilizzare i pazienti, fornire le cure più urgenti e metterli nelle condizioni di affrontare i viaggi, lunghi e su strade dissestate, verso gli ospedali.

Il lavoro dei medici è rapido, non c’è spazio per le chiacchiere. Non si ferma nemmeno quando una bomba planante si schianta a 400 metri con un rumore spaventoso che fa tremare le pareti e saltare l’elettricità. Nessuno si scompone troppo, è già successo. Si continua alla luce dei generatori.

Dal 2022 sono state distrutte 301 strutture sanitarie civili, danneggiate 1’982 e colpite 500 ambulanze. E questi sono solo i dati civili, quelli militari non sono pubblici.

Soldati feriti lungo la linea del fronte in Ucraina

Immagini RSI

Svetlana, 47 anni, infermiera, prima della guerra aveva un salone di medicina estetica. Solo al mattino, davanti al caffè, racconta perché si è arruolata: “Ognuno di loro è un padre, un figlio o un marito. Dietro ogni ferito c’è un dolore insopportabile.”

Le decine di migliaia di perdite, i feriti che non possono rientrare, la stanchezza di chi è al fronte senza cambi da mesi. L’esercito ucraino ha un grave problema di risorse.

La leva obbligatoria dai 25 ai 60 anni non è stata abbassata ulteriormente per non incidere sulla crisi demografica. Questa guerra si gioca anche sul tempo e sulla sproporzione di massa arruolabile dei due paesi. Mentre la Russia, nonostante le perdite stimate a più del doppio di quelle ucraine, continua a procurarsi reclute per la sua avanzata, l’esercito ucraino fatica a colmare le lacune al fronte. E interpella sempre più la popolazione civile.

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Muoversi allo scoperto è pericolosissimo a causa del diffuso uso dei droni, in entrambi gli schieramenti

  • RSI

Sono passati solo dieci giorni da quando Lidia ha ricevuto la telefonata in cui le hanno comunicato che suo marito è stato ucciso.

Ha disposto i pochi oggetti che le sono stati consegnati su uno scaffale della camera da letto. L’orologio che aveva al polso ha ancora sullo schermo la foto del loro piccolo Roman, quatto anni.

“Quando è arrivata la lettera di reclutamento a casa eravamo spaventati ma non ha voluto nascondersi, è partito il giorno dopo”, spiega alla RSI. All’inizio ha servito nella difesa aerea poi, come molti, a causa del deficit di fanteria, è stato spostato al fronte. Dove è morto in soli due mesi.

“Al fronte sono come gattini abbandonati” dice Lidia mostrandoci le foto del marito, un bellissimo uomo alto, robusto e con gli occhi blu. “Non hanno un addestramento sufficiente né l’equipaggiamento necessario”.

Aumentano i casi di diserzione o corruzione per venire esonerati dai reclutamenti. Novemila i procedimenti penali già aperti.

I blitz delle temute TCC le pattuglie “di reclutamento territoriale” sono una pratica impopolare. E si moltiplicano i canali Telegram per segnalare la loro presenza.

“Ci chiamano disertori ma vogliamo solo sopravvivere”, racconta un ragazzo che ha già ricevuto sei lettere di reclutamento e si nasconde a Kiev. “Non voglio andare a combattere, non sopporto la violenza e neanche la vista del sangue.”

Sensei si lascia cadere in un angolo del furgone. La strada è piena di buche, l’unica luce è la sua lampada da testa ad infrarossi. Accanto a lui, un corpo con il volto avvolto da una giacca militare, in un gesto di pietà. Aveva 19 anni.

Stava per essere caricato sull’auto dei soccorsi quando un drone lo ha preso in pieno volto.

Sensei lo conosceva. È uno dei tanti corpi che deve chiudere in un sacco nero. “La vita prima della guerra è come un altro mondo, cerco di vivere qui e ora e di sapere meno possibile di loro, per gestire meglio questi momenti”.

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