Le recenti proteste degli agricoltori in Svizzera e in Europa segnalano un disagio crescente nel settore. Manifestazioni significative si sono svolte negli ultimi giorni anche a Basilea e Ginevra. Tanja Bisacca, presidente dell’Associazione donne contadine ticinesi, esprime la sua frustrazione: “Da anni lottiamo per salari adeguati al nostro lavoro. Attualmente guadagniamo circa 17 CHF all’ora, ben al di sotto di altri settori”.
I contadini svizzeri richiedono alla grande distribuzione di riconoscere maggiormente il valore dei loro prodotti, sperando in un rialzo dei prezzi del 5-10%. Tuttavia, questo potrebbe comportare un incremento dei costi al dettaglio, suscitando preoccupazioni tra i consumatori. “Esiste un lungo processo dalla produzione al consumo. Se fossero aumentati i compensi dalla distribuzione, potremmo migliorare i nostri salari senza impattare sul consumatore finale”, sostiene Bisacca.
L’agricoltura svizzera dipende dai sussidi federali, noti come “pagamenti diretti”. La proposta di ridurre questi aiuti ha provocato forte opposizione tra i contadini. “Questi sostegni sono essenziali”, afferma Bisacca, “non chiediamo aumenti, ma rifiutiamo tagli o riduzioni”. Gli agricoltori chiedono una maggiore valorizzazione del loro lavoro da parte della distribuzione, indicando che un adeguato incremento dei prezzi potrebbe rendere non necessari i sussidi statali.
La sfida si estende al come adeguarsi a normative ambientali sempre più stringenti. “È necessario trovare un equilibrio tra sostenibilità e produzione. Nonostante le difficoltà, ci stiamo impegnando per un avvenire più sostenibile”, conclude Bisacca.
Il Faro: la rabbia dei contadini
Telegiornale 10.02.2024, 20:00