ANALISI

Da Parigi un “ombrello nucleare” per l’Europa?

Estendere al continente, per fronteggiare la minaccia della Russia, la forza di dissuasione atomica francese: potenziale e limiti di un’opzione strategica, nell’intervista ad un esperto

  • Ieri, 06:40
  • Ieri, 08:16
72136202_highres.jpg

Su questa opzione il presidente francese Macron ha promosso l'apertura di un "dibattito strategico"

  • archivio keystone
Di: Alex Ricordi 

Fra l’America di Trump che prende le distanze dall’Ucraina, e l’accentuata minaccia rappresentata dalla Russia di Putin, è la Francia il Paese che potrebbe assumere una posizione chiave in un rinnovato quadro della sicurezza in Europa. È stato infatti Emmanuel Macron a presiedere il recente vertice dei ‘Paesi volenterosi’ a sostegno di Kiev e a promuovere, prima, l’apertura di un ‘dibattito strategico’ sull’ipotesi di estendere al continente la dissuasione costituita dall’arsenale nucleare francese. La Francia, dopo la Brexit, è infatti l’unico Paese dell’UE dotato di proprie armi atomiche. E la mossa del capo dell’Eliseo ha senz’altro il suo peso nel clima che ha già indotto l’UE a elaborare piani, in funzione del riarmo, per centinaia di miliardi di euro.

IMG-20220325-WA0015.jpg

Jean-Pierre Darnis, esperto e docente di relazioni internazionali

  • Univ.cotedazur.fr

La proposta di Macron suscita interesse, ma anche non pochi interrogativi. Ne parliamo con Jean-Pierre Darnis, esperto di relazioni internazionali e docente presso alcune università europee. Quali sono, anzitutto, gli attuali “numeri” della ‘force de frappe’ ? Si ritiene, risponde, che “la Francia abbia un numero leggermente inferiore a 300 testate nucleari”. Quanto ai vettori, il dispositivo francese comprende due componenti: “una forza oceanica strategica di sottomarini” che “imbarca dei missili a lunga gittata”, ossia con “8’000 chilometri di raggio”, e una forza aerea con squadroni di caccia Rafale “in grado di portare un altro tipo di missili con carichi nucleari”. Nel complesso si tratta, assicura, di un arsenale “molto moderno e molto potente”.

Un potenziale da non sottovalutare

Ma quale potrebbe essere il potenziale di deterrenza di 300 testate atomiche, di fronte alle migliaia di cui dispone la Russia? L’arsenale francese, risponde Darnis, si colloca in ogni caso “su un livello di potenziale distruttivo” temibile, se si considera che basterebbe “per distruggere l’intera Europa”. Quanto alla minaccia russa, essa è “sempre stata presa in considerazione” nel quadro della dissuasione francese, che si prefigge di “rispondere con una sua capacità” a quella enorme di Mosca: con una potenziale risposta che è sempre stata “calibrata per essere credibile e in modo tale” che “i russi non vogliano provarci”.

64621650_highres.jpg

La componente sottomarina è uno dei cardini della forza di dissuasione nucleare francese

  • archivio keystone

Attaccare insomma non conviene perché, nell’ordine dei megatoni, la risposta sarebbe tale da infliggere colpi devastanti anche all’aggressore più potente. Il tutto secondo il principio della dissuasione del debole sul forte che, con l’obiettivo di prevenire lo scoppio di un conflitto, è storicamente uno dei pilastri della dottrina nucleare di Parigi. Ne deriva che chi svaluta il dispositivo francese su una base meramente numerica “non ragiona in termini nucleari”, perché vanno considerati “livelli tali di distruzione di massa”, nell’eventualità di una guerra, per cui la quantità di testate “conta, direi, relativamente poco”.

In quest’ottica “la dissuasione francese” e quella del Regno Unito, che dispone di un proprio arsenale nucleare, “sono sempre state molto credibili”. Senza poi contare, rileva l’esperto, che “le tecnologie adoperate da francesi e britannici non sono diverse da quelle degli Stati Uniti”. Un dato importante nel momento in cui la linea di Trump sull’Ucraina, e sulla NATO, alimenta diffidenze sulla reale affidabilità degli USA di fronte alla minaccia russa. Questo, sottolinea Darnis, è “certamente è un punto centrale”: la svolta strategica degli USA, il loro “cambio di posizione” con Trump, che “ha maltrattato il presidente Zelensky”, spinge “in modo molto forte gli europei ad avere sempre più autonomia” anche rispetto agli Stati Uniti proprio “perché non sono più partner affidabili”.

Convergenza su una visione

Una questione, quella della reale affidabilità degli USA, che si pone non solo a livello strategico, ma anche alla luce di ciò “che agli europei appare come un degrado della democrazia americana”. Ciò incide sulla posizione di Stati come la Germania, la Polonia, i Paesi Baltici e la Danimarca, la quale è anche esposta alle pressioni di Trump sulla Groenlandia. Paesi, insomma, che “una volta erano estremamente atlantisti e che adesso però” assumono “una posizione molto più prudente nei confronti degli Stati Uniti”.

La Francia, va ricordato, si attiene ad un principio di autonomia strategica fin dall’epoca di Charles De Gaulle, al quale si deve lo sviluppo della forza di dissuasione nucleare. Ora però il “vero elemento di novità” risiede nel fatto che altri Paesi “stanno convergendo su questo tipo di posizione”. E a suffragare questo dato è anche il riarmo deciso dalla Germania: l’aver votato “la cancellazione dei vincoli di bilancio tedeschi per il debito”, in modo da aumentare le spese per la difesa, rappresenta infatti “una svolta epocale che va analizzata” in questo rinnovato contesto.

430174833_highres.jpg

Charles De Gaulle, qui ripreso nel 1966 mentre assisteva ad un test nucleare francese nel Pacifico. Alla sua politica si deve lo sviluppo della forza di dissuasione, nel segno dell'autonomia strategica dagli Stati Uniti

  • archivio keystone

La dottrina nucleare francese, di per sé, è sempre stata quella di “dissuadere i nemici dall’attaccare il territorio nazionale”. Ma già negli anni ‘60, rammenta l’esperto, De Gaulle aveva informato Germania, Belgio e Paesi Bassi che un eventuale attacco nei loro confronti sarebbe stato considerato nei termini “di interessi vitali” per la Francia. Parigi insomma, già allora, si riteneva pronta a reagire nel solco di un concetto più esteso della sua politica di difesa. C’è quindi “una lunga tradizione della Francia, che ha sempre considerato l’Europa come suo interesse vitale”. Mentre il dato inedito consiste nell’interesse di Polonia e Germania ad un allargamento della dissuasione francese. E “il futuro cancelliere Friedrich Merz” ha già dichiarato “in modo molto chiaro che vorrebbe parlare con la Francia di questi scenari”.

L’ipotesi tedesca

La politica dell’Amministrazione Trump fa ormai temere effetti destabilizzanti per l’attuale assetto della sicurezza in Europa. La questione oggi, osserva l’esperto, è “che se gli USA non sono più affidabili” potrebbero anche lasciare “scoperti alcuni Paesi”, come Germania, Italia e altri ancora, che al momento possono ancora contare su “una dissuasione nucleare statunitense” nei rispettivi territori. Si tratterebbe di uno scenario estremo. Ma nel caso di un’inaffidabilità in caso di attacco o “addirittura di un ritiro di questi ordigni nucleari da questi Paesi”, il ruolo della Francia potrebbe in una certa misura essere chiamato in causa.

379900884_highres.jpg

Dislocare in Germania alcuni caccia francesi, armati con ordigni atomici, lancerebbe un segnale deterrente di fronte alla minaccia russa

  • archivio keystone

Parigi, certo, “non ha le forze necessarie” per subentrare con la sua dissuasione nucleare in tutti i Paesi interessati. Ma “sicuramente potrebbe farlo in Germania, su una base, per dare un segnale”: si potrebbe allora pensare “a una presenza di alcuni aerei francesi” armati di ordigni atomici. Ciò “farebbe vedere in modo molto concreto che l’arma nucleare francese è già predisposta” e che “qualsiasi attacco contro il suolo tedesco” equivarrebbe “ad un attacco contro il suolo francese”. È un’ipotesi “sulla quale si può ragionare” e che potrebbe concretizzarsi “nell’ambito di una specie di accordo franco-tedesco”.

L’idea invece di “un ombrello francese veramente esteso a tutta l’Europa e condiviso” resta per ora “qualcosa di molto complicato”, oltre che “non politicamente corrispondente alla situazione”. Ma l’ipotesi tedesca ha intanto una sua incidenza. Inoltre se la Germania “per fronteggiare la minaccia russa e aiutare l’Ucraina si vuole riarmare”, e lo fa anche in collaborazione con la Francia, si rimane, rileva Darnis, in quell’”architettura di pace voluta da De Gaulle e Konrad Adenauer” nel dopoguerra dopo secoli di ostilità fra i due Paesi. Un dialogo sulla dissuasione nucleare si inscrive quindi nel segno della continuità del collegamento della Germania “ad una forma di sicurezza collettiva”.

Sinergie con Londra

C’è poi il Regno Unito, che non fa più parte dell’UE ma è una potenza nucleare con interessi di sicurezza coincidenti con quelli dei Paesi europei. In che misura potrebbe essere coinvolto in questa visione allargata? Londra, risponde l’esperto, “ha sempre avuto una collaborazione anche tecnica sulle armi nucleari con la Francia”. Il dispositivo britannico presenta tuttavia dei problemi: anzitutto, a differenza di quello francese, è privo di una componente aerea; inoltre i missili in dotazione ai sottomarini britannici sono dei Trident, di produzione americana.

652859435_highres.jpg

Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer, qui durante il recente vertice a Parigi dei "Paesi volenterosi" a sostegno dell'Ucraina

  • keystone

Un dato, quest’ultimo, che “lascia un minimo di dubbio sull’autonomia reale” dei britannici dagli Stati Uniti “per l’uso dell’arma nucleare”. Ma “nella convergenza attuale” è in qualche modo da aspettarsi un rafforzamento delle sinergie, come “potrebbe essere ad esempio un coordinamento sui sottomarini”. Londra, appunto, non può predisporre dei caccia dotati di missili nucleari. Ma questo, precisa Darnis, non significa che il Regno Unito non abbia il proposito di “estendere le garanzie” e “aggiungere la sua capacità nucleare a quella francese”, col risultato di ottenere “una certa massa critica” ai fini della deterrenza nucleare.

01:41

I volenterosi riuniti a Parigi

Telegiornale 27.03.2025, 12:30

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare