Un comitato interpartitico, formato da 160 parlamentari dei principali schieramenti svizzeri, invita a respingere l'iniziativa popolare "No Billag", che considera un attacco frontale al paesaggio mediatico del paese.
Il testo in votazione il prossimo 4 marzo metterebbe in discussione l'esistenza della SSR, di 21 radio regionali e 13 televisioni locali, hanno sottolineato davanti alla stampa otto rappresentanti del comitato "No a No Billag".
I rappresentanti del comitato (da sin.): Edith Graf-Litscher (PS), Bernhard Guhl (PBD), Christa Markwalder (PLR), Filippo Lombardi (PPD), Adele Thorens Goumaz (Verdi), Roland Eberle (UDC), Marianne Streiff (PEV), Jürg Grossen (Verdi liberali)
L'abolizione del canone, secondo i contrari, porterebbe i media svizzeri e regionali a diventare portavoce di gruppi di interesse e vettori di propaganda politica, come in Italia e Stati Uniti. Una situazione problematica per la coesione nazionale e l'esercizio della democrazia diretta.
Il consigliere agli Stati Filippo Lombardi ha messo l'accento sul Ticino, che non avrebbe i mezzi economici per poter garantire un finanziamento dell'offerta attuale senza le entrate del canone. "Le conseguenze sarebbero disastrose per la Svizzera italiana: la scomparsa di 1'700 posti di lavoro diretti e indiretti". Lombardi ha metaforicamente dichiarato che "il mal di testa si cura con l'aspirina, non con la ghigliottina".
ATS/sf/pon