Negli ultimi giorni i social si sono riempiti di immagini e vignette in stile “Ghibli”, il tratto che contraddistingue i film d’animazione del celebre studio giapponese. Ad alimentare il trend è stata ChatGPT, che con pochi clic trasforma le nostre foto in suggestive versioni cartoon.
Basta caricare uno scatto e chiedere un ritocchino nello stile desiderato. Et voilà la magia: un’escursione domenicale si trasforma nel fotogramma di un possibile cartone animato.

“Non è la prima volta che accade: già in passato sono circolati trend simili, come quelli che mostravano il nostro volto invecchiato di 20 o 30 anni”, racconta alla RSI Ivano Somaini, ingegnere informatico esperto in sicurezza ed ingegneria sociale. L’utilizzo del materiale, dipende molto dall’azienda: “Alcune prendono semplicemente le immagini e le ritoccano secondo i desideri dell’utenza, altre aziende invece trattengono gli scatti per usarli nel training dei propri modelli, migliorandone l’efficienza”.
Secondo Somaini, però, l’aspetto più problematico è un altro: “Le aziende tendenzialmente non sono solo interessate all’immagine, ma anche a chi ha caricato la foto e con quale prompt». Il prompt è la richiesta scritta che inviamo all’IA, e analizzarne milioni permette alle aziende di profilare gli utenti e alimentare i cosiddetti big data.

Un ulteriore rischio è “la sensazione (illusoria) di privacy” che il sito lascia intendere. “Anche se non pubblichiamo l’immagine generata (sui social), il solo fatto di averla caricata significa che è ora nel sistema”. E non è tutto: quando scarichiamo un’app, spesso le concediamo accesso completo alla galleria fotografica del nostro dispositivo. “Se l’app è malevola, può cercare automaticamente immagini contenenti dati sensibili, password, coordinate bancarie o contenuti compromettenti”, con il rischio di furti o ricatti.

E se si evita di concedere l’accesso completo e si carica solo una foto? Meglio, ma non del tutto sicuro. Il problema è la “facilità di correlazione”, spiega Somaini. Se l’utente A carica una sua foto per gioco, il sistema elabora già dati biometrici. Se poi l’utente B, magari un suo collega, carica un’immagine dove compaiono entrambi in una situazione delicata, l’intelligenza artificiale potrebbe incrociare le informazioni e ricostruire profili molto dettagliati.
Come proteggersi? Il consiglio è chiaro: “Evitare di concedere accessi completi alle app, usare solo strumenti noti e verificati, e soprattutto non scaricare applicazioni sconosciute. Attenzione anche alle app gratuite che imitano quelle a pagamento: spesso sono cloni truffaldini creati per diffondere malware”.

L'AI scrive "Il Foglio"
Telegiornale 31.03.2025, 20:00